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Al ritmo della vita

La banda Rulli Frulli, un laboratorio generativo di unicità

C’è una banda che nasce per farsi spazio di incontro e relazione. Tra persone, differenze, possibilità. Una banda che, con creatività e allegria, suona bidoni, lamiere, materiali di recupero e che, proprio per questo, sa come ricomporre, valorizzare e rimettere in circolo, ciò che spesso la società considera “scarto”.

Gli inizi.

La Banda Rulli Frulli nasce nel 2010 a Finale Emilia da un desiderio di Federico Alberghini, insegnante di batteria: costruire strumenti a percussione con materiali di recupero e suonarli insieme, coinvolgendo ragazzi e ragazze di età e abilità diverse. È un’idea apparentemente semplice, eppure si rivela fin da subito potentissima, perché autenticamente inclusiva e straordinariamente abilitante.

Fin da subito la banda si rivela un luogo molto diverso da quelli in cui i ragazzi transitano oggi, spazi spesso fondati sull’idea di selezione dei migliori e di ricerca della massima prestazione. Il che porta, inevitabilmente, all’esclusione implicita ed esplicita di chi non riesce a “stare al ritmo”. Per questo la banda diventa subito un polo attrattivo per tutti: giovani, con o senza disabilità, alla ricerca di sé e del proprio posto nel mondo nella relazione con l’altro, interessati a fare buona musica e disponibili ad un incontro aperto e gioioso tra diversità.

La banda e il suo progetto musicale crescono pian piano attorno ad un primo nucleo di ragazzi che ci muove come una marching-band. Poi tutto subisce un’accelerazione decisiva, quando, nel 2012, un forte terremoto colpisce l’Emilia. In un territorio ferito e disorientato, la banda diventa immediatamente un punto di riferimento per i ragazzi e i giovani di Finale. Sotto una tensostruttura messa a disposizione da Mani Tese, mentre la terra continua a tremare, ci si incontra ogni giorno per stare insieme e insieme suonare, facendo più rumore del terremoto. La musica unisce e trasforma l’oggi in promessa di futuro. La banda è presenza, cura, resistenza, speranza.

Da quell’esperienza, la Banda Rulli Frulli cresce sempre più fino a diventare una compagine articolata e arricchita dal contributo di circa 70 membri e da tante conquiste: spettacoli in tutta Italia, collaborazioni artistiche con testimonial del panorama musicale nazionale, progetti educativi e sociali in scuole, periferie, carceri.

Ma, soprattutto, in quello stesso sperimentare, prende forma un modo peculiare di stare, suonare, viaggiare e crescere insieme in allegria che rende unica l’esperienza. Un modo che si struttura come un vero e proprio “metodo”, seppure in qualche modo “a-metodico”, poiché non ha nulla a che fare con procedure e standard.

Il metodo Rulli Frulli: cinque logiche generative

Tra il 2018 e il 2020, il centro di ricerca ARC (Centre for the Anthropology of Religion and Generative Studies) dell’Università Cattolica di Milano dedica una ricerca approfondita alla Banda Rulli Frulli. Ne ricostruisce la storia e ne analizza le logiche e le pratiche. Dall’osservazione e dall’ascolto di ragazzi, genitori, maestri ed educatori emergono, più che un insieme di regole rigide e definitive, cinque logiche sensibilizzanti, categorie porose che orientano l’agire educativo, organizzativo e relazionale della Banda, e ne segnano il carattere e la distintività. Non dicono semplicemente “cosa fare”, ma come pensare e abitare l’azione: è questo il metodo “Rulli Frulli”.

1.  Improvvisazione in relazione

La prima logica assume la relazione come principio fondativo. Ogni attività della banda nasce dall’ascolto attento di persone e contesti, e si sviluppa attraverso una capacità di adattamento continuo affinché possa esserci dialogo. L’improvvisazione non è assenza di competenza, ma, al contrario, sua espressione matura: è la capacità di rispondere in modo situato, creativo e responsabile a ciò che accade che rende possibile una intesa, una sintonizzazione, una conversazione. Questa postura consente alla Rulli Frulli di operare in contesti molto diversi mantenendo coerenza con un’intenzionalità chiara, senza però replicare schemi, o costringere altri dentro regole che ingabbiano la creatività altrui e omologano la differenza.

2. Costruire insieme

Il laboratorio di costruzione degli strumenti è il cuore pedagogico del progetto. Costruire significa agire sul mondo; usare le mani; confrontarsi senza filtri con la materialità delle cose; assumersi la responsabilità di ridare vita agli scarti. La costruzione è però condivisa: nello sviluppare competenze pratiche educando alla sostenibilità e al riciclo, ciò che si desidera creare sono anzitutto relazioni. Non a caso, quello del laboratorio è il tempo paziente e focalizzato dello stare fianco a fianco. Attorno ad uno stesso tavolo vengono messi al mondo nuovi strumenti, ma anche nuove parole e nuovi discorsi. E tanta allegria, perché nella Rulli Frulli il tempo insieme è attraversato da energia positiva e leggerezza.

Nel laboratorio si impara l’ABC dell’accoglienza e del rispetto, a partire da ciò che c’è. Conoscenze, capacità e ritmi diversi diventano parte integrante della costruzione, non solo di strumenti musicali straordinari – una chitarra nata da una grondaia, una batteria da un cestello di lavatrice – ma anche della comunità di vita, in un apprendimento continuo di competenze trasversali, dalle mani alla testa al cuore. E ritorno.

3. Performance non-performativa

La Banda Rulli Frulli persegue un’elevata qualità musicale senza adottare una cultura della prestazione e, dunque, inevitabilmente, della selezione. Intanto, l’uso delle percussioni riduce fin dall’inizio le barriere tecniche e favorisce la partecipazione di tutti, soprattutto di coloro che fanno più fatica ad apprendere strumenti più complessi, e, più in generale, a stare al ritmo veloce della vita contemporanea. Nella Rulli Frulli l’errore non esclude, anzi, viene assorbito dal suono collettivo. La struttura del gruppo è pensata per integrare, non per distinguere. Ne emerge un modello in cui la qualità nasce dalla capacità di saper accogliere, comprendere e armonizzare del gruppo, non dalla competizione individuale.

4. Inclusione autorizzante

Ma includere non basta. La banda Rulli Frulli l’ha capito subito: perché qualcosa possa accadere davvero, occorre autorizzare. Cioè, riconoscere ciascuno autore consapevole del proprio specifico contributo, contribuendo a potenziarne le capacità, anche minime, e sostenendolo nel pieno sviluppo delle sue possibilità. Le differenze ci sono, e non vengono nascoste o camuffate: piuttosto, nella banda vengono assunte come risorsa. Si guarda quello che c’è, non quello che manca. Questa logica genera ambienti ad alta concentrazione di fiducia, in cui crescono tutti: sia le persone più fragili, sia quelle che siamo abituate a considerare “più forti”,” più autonome”, “più capaci”. Ciascuno nella banda coltiva competenze relazionali ed empatiche avanzate da spendere ovunque. Un tesoro prezioso, oggi.

5. Appartenenza in divenire
L’ultima dimensione riconosce la capacità della Banda di costruire un forte senso di appartenenza, evitando però che esso diventi chiusura totalizzante. L’appartenenza nella Rulli Frulli si rivela per quello che è: un processo di apertura e scambio; un continuo, sorprendente divenire. Nella banda si entra, si cresce, e poi, naturalmente, si esce, portando con sé ciò che si è appreso. Spesso si vive con passione la banda, ma non di meno ci si crea anche altri spazi musicali paralleli, nuovi mondi per nuove relazioni, progetti e apprendimenti. È un’appartenenza aperta, allegra e conviviale, quella che si sperimenta nella banda. Un legame che educa alla corresponsabilità e alla co-gestione di un bene comune, come conferma il processo di creazione di nuovi brani musicali. La banda è una palestra di democrazia quotidiana.

Nel loro insieme, queste cinque logiche delineano un modello che possiamo definire “generativo”, poiché mette continuamente al mondo e si prende cura di persone, relazioni, idee, progetti, opportunità, innovazioni. La banda non omologa, ma valorizza ciascuno nella diversità. Non separa competenze, emozioni e relazioni, ma le integra e le fa dialogare. Non insegue l’eccellenza individuale, ma cerca il miglior ritmo di ognuno perché tutti possano crescere, insieme. La banda libera e mette in circolo energie e risorse, non le trattiene e controlla, moltiplicandone le possibilità.

Dalle attività ai progetti: una generatività che si espande

La forza dell’esperienza Rulli Frulli si manifesta anche nella capacità di trasformare attività in progetti e i progetti in infrastrutture sociali. Ogni nuova iniziativa nasce come risposta a bisogni intercettati nella relazione con le persone e con il territorio, secondo una logica di espansione coerente con il metodo.

Con Astronave Lab, si è cercato di dare risposta ad un problema concreto incrociato dalla banda: cosa accade ad un ragazzo con disabilità al compimento dei 18 anni? Si tratta di uno dei nodi più critici del sistema di welfare del nostro Paese. Da qui l’idea di trasformare il “costruire insieme” in un’opportunità lavorativa.  Astronave Lab non è uno spazio di terapia, ma di competenza, riconoscimento e contribuzione. Sotto la guida di profili educativi, si svolgono attività produttive reali, basate sul riuso di materiali. Grazie alla vendita dei prodotti realizzati e alle relazioni di fiducia nate nel laboratorio, possono aprirsi per i ragazzi percorsi di autonomia possibile.

Il passo successivo è La Stazione Rulli Frulli, ex autostazione riqualificata e restituita alla comunità. Un grande investimento per la Banda, una grande scommessa sul futuro di Finale. L’idea è di ridare vita ad uno spazio sottoutilizzato trasformandolo in un hub relazionale dove è possibile trovare un bistrot, sale prove, la radio, il laboratorio di Astronave Lab, spazi di incontro. Un luogo di prossimità che trasforma il progetto della Banda Rulli Frulli in bene comune territoriale.

Durante la pandemia nasce anche il progetto Radio Rulli Frulli: uno spazio di incontro e di dialogo dal taglio educativo. I ragazzi – impossibilitati a trovarsi fisicamente, si incontrano grazie alla radio. Si impara a condurre un programma, a ad intervistare un ospite, a raccontare una storia. Tutti ragazzi e le ragazze si appassionano, anche chi ha qualche fragilità: scrivono, parlano, producono podcast, gestiscono ruoli e strumenti. Il digitale diventa spazio di espressione, confronto, responsabilità e cittadinanza.

Un nuovo capitolo: la Fondazione

La nascita della Fondazione Rulli Frulli segna l’ingresso in una nuova fase. Non una chiusura, ma un rilancio. La Fondazione nasce per custodire, sostenere e moltiplicare l’esperienza, evitando sia la dispersione informale, sia l’istituzionalizzazione rigida. Non standardizza il metodo, ma ne tutela la qualità e ne accompagna la trasferibilità.

La Rulli Frulli ha già sperimentato il metodo in contesti diversi: scuole, periferie, carceri, progetti interculturali. In ciascun caso, non si replica, ma si traduce e si adatta il metodo alle persone, ai bisogni, ai contesti. Questa caratteristica apre oggi alla dimensione internazionale. L’interesse di una scuola italiana di New York è la conferma più recente di come il progetto Rulli Frulli sappia parlare a tutti grazie all’elevata intensità relazionale, la forza espressiva e creativa, la valenza educativa. Dai prossimi mesi, il progetto Rulli Frulli sarà una proposta stabile nel programma educativo della Scuola D’Italia Guglielmo Marconi a Manhattan.

La Fondazione nasce per custodire e moltiplicare questa esperienza, per renderla ancora più accessibile, replicabile, feconda. Perché ciò che è nato in un piccolo paese dell’Emilia possa continuare a contaminare scuole, territori, comunità, anche oltre i confini nazionali.

La trasferibilità non passa da manuali, ma dalla formazione degli adulti e dall’assunzione delle cinque logiche come postura professionale. In questo senso, la Rulli Frulli si propone come laboratorio esportabile di generatività sociale.

Un messaggio per le organizzazioni: cosa ha da dirci la Banda Rulli Frulli?

Per imprese e organizzazioni, la storia della Banda Rulli Frulli offre una lezione di estrema attualità: è possibile tenere insieme polarità spesso pensate come “opposte”: risultati e relazioni, qualità e inclusione, ordine e disordine, eterogeneità e obiettivi comuni. 

L’esperienza della banda ci conferma, invece, che è conveniente investire nella creazione di contesti “riconoscenti”, capaci, cioè, di riconoscere, dare valore, abilitare e autorizzare persone, legami, potenzialità. Che è produttivo allestire spazi che non si fermano a ciò che ancora manca, ma che sanno motivare e accompagnare mentre riescono a far intravedere quello che ci potrebbe essere. Che si genera più valore quando accompagniamo le persone a riscoprire il piacere e la bellezza di “sentirsi parte” e condividere.

In un mondo che chiede continuamente ad ognuno di noi di funzionare secondo il criterio dell’efficienza, omologandosi al ritmo accelerato di sistemi basti sulla sola performance, pena l’esclusione, la storia della Banda Rulli Frulli ci ricorda che siamo chiamati a ricercare un altro ritmo, più umano e originale, quello della vita.Cioè, ad esistere. E che ciò può realizzarsi pienamente solo facendo esistere, con altri, per altri, qualcosa di bello, di buono, di grande.

Immagine di Patrizia Cappelletti

Patrizia Cappelletti

Ricercatrice sociale presso il Centro di Ricerca ARC (Centre for the Anthropology of Religion and Generative Studies) dell’Università Cattolica di Milano, dove da anni si occupa di generatività sociale nelle organizzazioni. Svolge attività di formazione e consulenza per soggetti pubblici e privati. Ha coordinato l'Archivio della generatività sociale e contribuito alla stesura del Rapporto Italia Generativa di Fondazione Poetica.