Nel mio lavoro di ricerca sulla leadership pubblica, mi sono spesso chiesto come la generatività sociale – quella capacità tipicamente umana di dare vita a processi che rigenerano comunità e guardano al futuro- possa trasformarsi nell’era digitale. Oggi la tecnologia non è più solo un “mezzo”; è l’ambiente in cui i giovani co-producono nuove forme di autorità, sfidando i vecchi modelli gerarchici. In questo testo vorrei esplorare come la leadership stia diventando una “pratica artistica” e come un fenomeno profondo chiamato mirroring stia riscrivendo il rapporto tra chi guida (lead) e chi segue (follow).
La mia proposta: la Leadership come “Hip-Hop”
Negli ultimi dieci anni ho osservato un passaggio netto nei discorsi e nelle pratiche di molti leader mediatici dalle performance meramente manageriali (fatte di numeri ed efficienza) a quella che definisco “leaders-hip hop“. Non è un gioco di parole superficiale, ma un’analogia con la cultura hip-hop: una pratica intrinsecamente controcorrente e performativa. Come nel ballo o nel freestyle, la leadership nelle sfere pubbliche mediate dai social media richiede oggi agilità, capacità di improvvisazione e “stile”. Il leader non cerca la solennità delle istituzioni tradizionali; agisce piuttosto come un artista che “remixa” il consenso in tempo reale. È una leadership ironica, che usa il linguaggio dei social per rompere gli schemi e che trova legittimità non in un titolo formale, ma nella capacità di attrarre l’attenzione dei followers nella sua performance. In questo contesto, il carisma diventa una “fabbricazione digitale” continua, alimentata dall’interazione costante con la propria base.

Capire il “Mirroring”: Molto più di un semplice riflesso
Per spiegare come cambia il potere oggi, dobbiamo guardare al concetto di mirroring (o rispecchiamento), approfondito dagli studi di Gilani, Bolat e Nordberg (2019). Spesso pensiamo ai social come a una vetrina, ma il mirroring ci dice che sono in realtà uno specchio interattivo che trasforma radicalmente chi sta davanti e chi sta dietro l’obiettivo.
Cosa significa concretamente? Effetto “sorveglianza reciproca”: Il leader si guarda costantemente “attraverso gli occhi” dei follower. Le metriche (like, visualizzazioni, commenti) non sono solo numeri, sono il riflesso immediato di come il pubblico lo percepisce. Questo spinge il leader a modellare la propria identità in base a ciò che lo specchio gli rimanda, cercando una autenticità che sia approvata dalla rete.
Lo specchio digitale “riflette” anche il potere del pubblico. Se un tempo il leader era su un piedistallo, oggi il follower ha lo stesso accesso alla parola. Questo riduce la distanza: il leader non può più nascondersi dietro il mistero del ruolo; è nudo di fronte al riflesso costante dei suoi seguaci. In questo gioco di specchi, l’identità del leader non appartiene più solo a lui. È il risultato di una tensione continua: io (leader) agisco, tu (follower) rifletti la mia azione e, nel farlo, la modifichi.
L’Autorità Carismatica e l’Entusiasmo Individualizzato
Questa dinamica si sposa con quella che Gustafsson e Weinryb chiamano “autorità carismatica individualizzata“. L’attivismo odierno è alimentato da un “entusiasmo digitale” che permette mobilitazioni rapide attorno a singole figure. Se da un lato questo può apparire frammentato, dall’altro è l’unico modo realistico con cui i giovani riescono a scardinare istituzioni lente e non più generative. È una forma di potere fluida, che nasce dall’impegno personale e si propaga attraverso la capacità di “bucare lo schermo”.
Una Generatività Realista
Dobbiamo smettere di guardare alla leadership digitale con sospetto e moralismo. Il fatto che la leadership sia diventata una performance artistica, ironica e “hip-hop” non la rende necessariamente peggiore di leadership più tradizionali e autoritarie. La sfida generativa non consiste nel tornare a vecchie forme di autorità autoritaria, ma nell’abitare un mirroring che interroga costantemente digitale e reale.
Essere generativi oggi significa proteggere il fatto che nelle società democratiche il potere sia distribuito e che la leadership possa anche essere un atto creativo e collettivo. Il realismo ci impone di riconoscere questa nuova grammatica per sconfessarla quando non genera accadimenti ma solo entusiasmi, ed invece per usarla in chiave generativa quando gli entusiasmi diventano energie che rigenerano realtà che abitano il reale, come ad esempio quartieri, spazi abbandonati o pezzi di società dimenticati.
Questa nuova grammatica può anche forse essere utile per rispondere a forme di leadership sempre più autoritarie che vanno emergendo in molte società non cosiddette occidentali. I giovani leader del presente e forse anche del futuro saranno quelli che sapranno ballare con agilità tra la provocazione digitale e l’impatto reale, dove la chiave della generatività è fondamentale per distinguere tra palcoscenico e realtà.
Bibliografia
Gilani, P., Bolat, E., Nordberg, D. and Wilkin, C. (2020), “Mirror, mirror on the wall: shifting leader–follower power dynamics in a social media context”, Leadership, Vol. 16 No. 3, pp. 343-363.
Gustafsson, N. and Weinryb, N. (2020), “The populist allure of social media activism: individualized charismatic authority”, Organization, Vol. 27 No. 3, pp. 431-440.
Sancino, A. (2021). Local political leadership: from managerial performances to leaders-hip hop on social media?. International Journal of Public Leadership, 17(3), 283-297.
