(Da una conversazione con A. Canevaro, 2012 – tratto dal libro di Fabio Comunello Un mondo possibile pag. 51).
Investire sulla cultura aziendale inclusiva è un processo che richiede tempo e soprattutto alleanza costruttiva e vincente con i giusti partner. Occorre saper individuare con attenzione di quali competenze si ha bisogno nell’accompagnamento verso il processo di inclusione di persone fragili. Oggi siamo abituati a pensare che quando parliamo di persone fragili ci si riferisce solo ed esclusivamente ai loro limiti. Forse dobbiamo abituarci a cambiare prospettiva, a pensare che tutti noi siamo fragili, ma che abbiamo bisogno di avere degli accomodamenti ragionevoli, degli strumenti concreti che ci permettono di realizzare al meglio il nostro contributo all’interno di un’organizzazione. Viviamo in un’epoca storica dove il motto olimpico citius, altius, fortius (più veloce, più alto, più forte) la fa da padrona, vorrei concentrarmi sulla contrapposizione di questo motto citando Alexander Langer lentius, profundius, suavius (più lento, più profondo, più dolce).
Nell’ accompagnare le aziende verso il processo di inclusione di persone fragili, è necessario avere un atteggiamento più lento, più profondo, più dolce. Questo non significa la stasi dei processi, bensì la consapevolezza che ci vorrà più tempo per far radicare la cultura aziendale inclusiva. È fondamentale iniziare dal promuovere e creare un ambiente di lavoro più equo e accogliente, questo si può fare grazie alla formazione del personale, la sensibilizzazione sui temi dell’inclusione e l’implementazione di politiche aziendali che favoriscano l’accesso e la partecipazione di tutti.
Nel percorso di accompagnamento è cruciale creare una vera partnership con le aziende, darsi degli obiettivi reciproci. In questo processo di inclusione insieme all’azienda possiamo individuare 4 macro-obiettivi:
- Promuovere una cultura aziendale inclusiva che valorizzi la fragilità e la celebrazione delle differenze e il riconoscimento dei contributi unici di ogni individuo
- Favorire attraverso la formazione l’adozione di un mindset inclusivo nei confronti della fragilità
- Inserire all’interno dell’azienda persone con fragilità secondo una logica inclusiva, questo significa lavorare sul concetto di equità e quindi dare le stesse possibilità di lavoro alla persona fragile, supportarla nel trovare realizzazione in un lavoro, farla sentire utile e di tessere relazioni sociali
- Creare all’interno dell’azienda una comunità accogliente e competente, ma soprattutto lavorare sul contesto per modificare ciò che è modificabile per fare in modo che diventi un inserimento di successo
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- Analisi dell’azienda e delle mansioni attraverso il processo della mappatura
- Individuazione del potenziale candidato e la corrispondenza della mansione individuata
- L’accompagnamento dell’inserimento lavorativo in azienda della persona fragile
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- Assistenza e monitoraggio continuo verso la risorsa fragile e verso i suoi colleghi
Abbiamo tante esperienze positive da raccontare, tante buone relazioni costruite negli anni. Oggi vorrei raccontare come siamo diventati partner di una grande azienda che ci ha permesso in primis, di arricchirci come team multiprofessionale e soprattutto di trasferire il nostro know-how all’azienda stessa e anche a tantissime organizzazioni nazionali. Quindi, ci ha permesso di esprimere ancora più fortemente la nostra vera natura, ovvero quella di essere un generatore di impresa che nasce per favorire l’inserimento lavorativo di giovani con disabilità intellettiva e contribuire alla realizzazione di una economia sociale e partecipativa in grado di realizzare valore condiviso con il proprio territorio.
Uno degli esempi concreti di generatività è il progetto ALL IN, un lavoro di squadra per l’inclusione lavorativa di persone con disabilità intellettiva. Favorire l’inclusione sociale e lavorativa di persone con disabilità intellettiva e creare una comunità aziendale accogliente nei confronti delle fragilità è il grande obiettivo del progetto ALL IN, realizzato in partnership da Tack TMI, VALEMOUR, Fondazione Più di un Sogno e Inditex Italia (Zara, Pull&Bear, Massimo Dutti, Bershka, Stradivarius, Oysho e Zara Home). Avviatosi a fine 2021 con due progetti pilota a Verona e a Milano, oggi il progetto ALL IN è presente sul territorio nazionale e coinvolge numerose organizzazioni non profit locali che si impegnano nell’inserimento lavorativo di giovani con disabilità intellettiva. ALL IN intende creare un cambiamento nelle comunità aziendali, partendo dai negozi di Inditex Italia, attraverso una solida e continuativa collaborazione tra profit e non profit, la formazione dei dipendenti dell’azienda e degli educatori delle ONP, percorsi di coaching e di monitoraggio.
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Il progetto ALL IN è un esempio di collaborazione virtuosa tra più organizzazioni con l’obiettivo di creare valore per la comunità. A proposito di comunità, Gianni Di Falco Hr Director ITX Italia sostiene che “L’azienda è una comunità nella comunità, occuparsi di disabilità intellettiva significa contribuire al miglioramento della società”, un direttore visionario che parla di “vantaggi di sviluppo organizzativo” di una leadership diversa nella sua azienda “una leadership inclusiva basata su empatia, intelligenza emotiva, doti comunicative, condivisione, ascolto, attenzione alla gentilezza”, ritiene che questi elementi siano aspetti determinati per chi guida le persone. Confrontarsi con la fragilità per lui significa “affinare necessariamente questi tipi di dote”, avere uno spirito per cui “un’organizzazione si adatta alla fragilità” significa “avere un orientamento verso la persona per ridurre eventuali difficoltà e valorizzare tutto il talento e le caratteristiche positive”, se si ha questa “capacità di adattamento organizzativo” afferma Di Falco “si ottiene molto e porta ad un vantaggio che sviluppi un approccio più di orientamento verso la persona, definizione e realizzazione dell’organizzazione più efficiente”.
Mi piace citare un’affermazione della nostra talentuosa atleta Bebe Vio

C’è differenza fra dire “disabile” e “persona con disabilità”? Sì, c’è una grossa differenza, perché nel primo caso si identifica la persona con la sua disabilità, nel secondo si mette l’attenzione sulla persona a prescindere dalla sua disabilità.
Ecco mettere l’attenzione sulla persona, a prescindere dalla sua fragilità oggi è una grande rivoluzione.
