SEGNALI DI BELLEZZA

Innovare l’impresa con l’Arte

Intervista al dott. Marcello Smarrelli, Direttore Artistico Fondazione Ermanno Casoli

Matteo Fato, Gentile come un ritratto, 2020, Elica, Fabriano (AN)

Cos’è e cosa fa la Fondazione Ermanno Casoli?

La vocazione alla sperimentazione, la continua evoluzione dello stile, l’orientamento al design, sono tratti distintivi della visione di Elica dalle sue origini e derivano sicuramente dallo spirito pionieristico ed eclettico del suo fondatore Ermanno Casoli, imprenditore visionario, amante dell’arte e pittore egli stesso, a cui è dedicata l’omonima fondazione.
Nata con l’obiettivo di favorire la relazione tra arte e impresa, la Fondazione Ermanno Casoli (FEC), di cui sono direttore artistico dalla sua istituzione nel 2007, promuove l’ingresso degli artisti nelle aziende con attività in cui l’arte contemporanea diventa strumento di formazione, innescando processi innovativi che stimolano la creatività e migliorano gli ambienti di lavoro.
Cesare Pietroiusti, L’intelligenza del caso, 2009, Elica, Fabriano (AN)

Come si sviluppa questa relazione?

Il lavoro con l’arte che la FEC incoraggia in azienda è un processo articolato che sottintende un dialogo tra l’impresa e l’artista, capace di portare in azienda un modo di vedere, sentire e operare diverso, forse destabilizzante, ma di cui tutti i dipendenti riescono a ricostruire il senso. Il concetto di sperimentazione di questi interventi si accompagna a quello di replicabilità che indica il desiderio della FEC di collaborare continuativamente con artisti e imprese per capire quello che accade dal loro incontro, creando un “prototipo” che, con tutti gli aggiustamenti necessari al variare dei contesti, diventi replicabile in altre realtà aziendali.
La sperimentazione è un valore che la FEC condivide con Elica e si riflette nella volontà di cercare sempre lo straordinario nell’ordinario. Da qui nasce E-STRAORDINARIO (1), il progetto iconico e pluripremiato della FEC che porta l’arte contemporanea nel mondo dell’impresa, mettendo l’artista al centro del processo formativo. Attraverso un ciclo di workshop – nati inizialmente per i dipendenti di Elica e successivamente esportati in altri contesti aziendali, artisti di fama internazionale realizzano un’opera d’arte site-specific per gli spazi dell’azienda, con la partecipazione attiva delle persone che vi lavorano.
Francesco Arena, Ricordare è conoscere, 2009, Elica, Fabriano (AN)

Quali sono le principali attività della fondazione?

Su questa processualità, che dopo anni di affinamento si configura come un vero e proprio metodo, si sviluppa ed evolve il Premio Ermanno Casoli, una art commission affidata dalla FEC, di edizione in edizione, ad artisti che considerano un valore aprire e condividere il processo creativo e dotati di una particolare sensibilità nell’interpretare i contesti in cui operano, mostrando uno spiccato interesse per i temi sociali e politici1Seguendo queste precise direttive, negli anni sono stati premiati: Cezary Poniatowski (2025), Agostino Iacurci (2024), Claire Fontaine (2023), Eugenio Tibaldi (2022), Jorge Satorre (2021), Matteo Fato (2020), Patrick Tuttofuoco (2019), Elena Mazzi, (2018), Andrea Mastrovito (2016), Yang Zhenzhong (2015), Danilo Correale (2013-2014), Anna Franceschini (2012), Francesco Barocco (2011), Francesco Arena (2009). .
Nella convinzione che l’arte contemporanea possa svolgere un ruolo importante anche nella formazione delle nuove generazioni, la FEC ha ideato E-Straordinario for kids, iniziativa dedicata ai figli dei dipendenti di Elica per permettere anche ai più giovani di entrare in contatto con gli artisti e partecipare attivamente alla produzione di un’opera2Le varie edizioni di questo progetto hanno visto la partecipazione di: Anna Galtarossa (2024), Claire Fontaine (2023), Marta Roberti (2022), Bianco-Valente (2019), Patrick Tuttofuoco (2018), Perino & Vele (2017), Vedovamazzei (2016), Chiara Camoni (2016), Elisabetta Benassi (2015), Marcello Maloberti (2014), Mario Airò (2013).
Significative anche le collaborazioni con artisti e designer realizzate da Elica e FEC per il Fuorisalone in occasione del Salone Internazionale del Mobile di Milano, tra cui ricordiamo i progetti di: Gaetano Pesce (2009), Fabio Barile e Francesco Neri (2014), Michelangelo Pistoletto (2015), Labics (2018), we+ (2024).
 
Anna Galtarossa, The Smell Factory, 2024, Elica, Fabriano (AN)

Come viene valorizzata questa produzione artistica?

Tutte le opere realizzate nel corso delle attività promosse negli anni dalla FEC costituiscono una particolare quanto specifica collezione diffusa, visitabile negli spazi di Elica e nelle aziende del gruppo, inserita nel volume “Global Corporate Collection” (2015) dedicato alle 100 più belle collezioni d’arte aziendale nel mondo e nella mappatura delle collezioni di opere d’arte moderna e contemporanea delle aziende italiane promossa da Confindustria, confluita nel volume “Il segno dell’arte nelle imprese – Le collezioni corporate italiane per l’arte moderna e contemporanea” (2024), edito da Marsilio Arte e curato da Ilaria Bonacossa.
Le attività della FEC sono state oggetto di studi, articoli scientifici e tesi di laurea, nonché indagate in una pubblicazione dal titolo “Innovare l’impresa con l’arte. Il metodo della Fondazione Ermanno Casoli” che ho scritto insieme con Deborah Carè e Chiara Paolino , edita da Egea nel 2018 e in una versione ampliata e rivista pubblicata in lingua inglese nel 2021, sempre da Egea.

Perché l’arte contemporanea? Cosa c’entra con un’azienda?

La sede principale della Fondazione si trova a Fabriano, nota per essere uno dei principali distretti europei del “bianco”, legato alla produzione di elettrodomestici, ma anche città della carta: un’arte e un sapere tramandati fin dal Medioevo, che hanno reso Fabriano celebre nel mondo per l’invenzione della filigrana.
 Fabriano è una città dalla doppia anima, artigianale e industriale, un luogo in cui tradizione e innovazione si intrecciano da secoli. Parliamo di una grande storia imprenditoriale, fatta di luci ed ombre legate ai cicli produttivi ed economici. Forse per questa complessità, l’arte contemporanea può essere uno strumento utile per affrontare la realtà, in quanto gli artisti hanno uno sguardo diverso e trasversale sul mondo che ci circonda, un punto di vista originale e alternativo con cui analizzare i contesti sociali, restituendone sempre un’interpretazione originale. È in questa visione che si inserisce il lavoro della Fondazione Ermanno Casoli: portare l’arte negli spazi dell’impresa, creando occasioni di incontro tra creatività e produzione, tra ricerca estetica e innovazione, tra cultura e impresa.
Sissi, Aspiranti Aspiratori, 2021, Elica, Fabriano (AN)

Nella storia che si sta raccontando, un passaggio centrale è il suo incontro con Deborah Carè, oggi Chief Human Resources Officer in Elica.

All’epoca del mio arrivo in Fondazione, il Premio Ermanno Casoli esisteva già: ogni anno dieci artisti venivano invitati a realizzare una mostra dalla quale venivano poi acquistate le tre opere risultate migliori a giudizio della giuria, destinate a Serra San Quirico, uno splendido borgo non lontano da Fabriano, sede di uno dei primi stabilimenti di Elica, dove nel 2019 è stato aperto un museo per colmare la completa assenza di istituzioni dedicate all’arte contemporanea nel territorio. Mi venne chiesto di ideare un’attività con l’arte contemporanea e fui subito affascinato dall’idea di far interagire gli artisti con il contesto aziendale. Un incontro decisivo in questo processo fu quello con Deborah Caré, all’epoca una delle rare donne manager in azienda, oggi direttore del personale. Pur venendo da una formazione scientifica, in lei trovai una persona straordinariamente sensibile al linguaggio dell’arte contemporanea. Insieme, abbiamo iniziato a immaginare un nuovo modello di interazione tra arte e impresa: gruppi di dipendenti avrebbero avuto l’opportunità di interagire direttamente con gli artisti, sperimentando la produzione artistica nel contesto aziendale, con una modalità innovativa e coinvolgente.
Patrick Tuttofuoco, The Relay, 2019, Museo Premio Ermanno Casoli, 1998-2007, Serra San Quirico (AN)

Avete utilizzato l’arte per ripensare la formazione aziendale, da cosa è nata questa intuizione?

Arrivato in azienda, data la mia formazione da storico dell’arte, non potevo non riflettere sul concetto di “accademia”, il tradizionale modello di formazione degli artisti, in cui ogni maestro trasmette il suo sapere all’allievo, dove l’arte forma l’arte da secoli. In quegli anni, la formazione aziendale era molto in voga. Accanto a quella più tecnica e specialistica, si diffondevano sempre di più approcci di tipo “esperienziale”: si organizzavano attività di team building in barca a vela, trekking, sessioni di mindfulness e yoga. Se queste attività erano considerate strumenti validi per il benessere e la crescita dei dipendenti, mi sono chiesto perché non poteva esserlo l’arte. Perché non realizzare un’opera d’arte invitando gli artisti in azienda? Perché non utilizzare l’arte contemporanea come strumento di formazione aziendale?
Nel corso della mia esperienza mi sono reso conto di un aspetto fondamentale: quando si lavora con l’arte contemporanea, quasi nessuno ha conoscenze pregresse in materia, tutti partono dallo stesso punto. Ogni partecipante è una tabula rasa, una “classe inconsapevole”, più disponibile ad affrontare le sfide, forse proprio per questa inconsapevolezza e mancanza di preconcetti. Questo permette di accedere a esperienze molto più autentiche, profonde e stimolanti. In questo modo l’arte diventa non solo una forma di espressione, ma anche un potente strumento per aprire la mente e trasformare il modo in cui viviamo il lavoro e le relazioni con i colleghi.

Cosa è successo?

Abbiamo iniziato con un primo esperimento, guidati dalla convinzione che la sperimentazione fosse un valore essenziale tanto per l’arte quanto per l’azienda. In Elica, grazie alla visione del Presidente Francesco Casoli, c’era la libertà di esplorare idee nuove e non convenzionali, riconoscendo nell’innovazione e nel valore delle persone i pilastri fondamentali della cultura aziendale. Per molti anni Elica ha vinto il premio Best Place to Work e sono convinto che l’arte abbia contribuito a questo risultato. Con la FEC siamo entrati nel tessuto quotidiano dell’azienda, facendo dell’arte contemporanea un’esperienza collettiva e inclusiva, capace di generare valore per tutti. Il mio primo progetto per Elica, “Dal progetto all’oggetto”, nasceva con l’obiettivo di far comprendere ai partecipanti – arrivati tramite un’open call interna – che ogni oggetto, sia esso artistico, di design o industriale, prende vita da un disegno, da un processo creativo e progettuale che segue lo stesso iter.

In questa occasione abbiamo sperimentato per la prima volta l’integrazione tra artisti e gruppi di dipendenti, invitandoli a realizzare insieme un’opera d’arte che fosse tale, non un’esercitazione, non solo l’output di un workshop, ma un’opera che gli artisti stessi avrebbero riconosciuto come propria, solo realizzata a più mani. Queste opere d’arte sarebbero rimaste in azienda, abitando gli spazi di lavoro e diventando parte del quotidiano di chi vive quei luoghi. L’idea era che, ogni mattina entrando in fabbrica o in ufficio, i dipendenti potessero rivedere quell’opera e ricordare di aver contribuito a crearla, arrivando alla consapevolezza che il loro lavoro, spesso alienante e ripetitivo, non era molto distante da quello di un artista che quotidianamente lavora nel suo atelier per ore, arrovellandosi su un progetto.

Ci affascinava anche il pensiero che gli stessi dipendenti, visitando mostre di artisti con cui avevano collaborato, potessero provare un moto di orgoglio nel realizzare che quegli autori – presenti in musei e fondazioni prestigiose – avevano lavorato con loro, co-firmando un’opera e che, in un certo senso, erano anche loro “artisti” avendo partecipato attivamente al processo creativo della nascita di un’opera d’arte.
Claire Fontaine, IL PERSONALE, 2023,Elica, Fabriano, (AN)

Avete ideato il “Metodo FEC”. Di cosa si tratta?

Dalla nostra visione è nato un modello innovativo: opere d’arte realizzate in azienda con un artista che accettava di condividere il processo creativo con i dipendenti, trasformando il lavoro in un’esperienza collettiva. Dopo i primi esperimenti, il nostro approccio ha iniziato a suscitare interesse anche al di fuori di Elica. Siamo stati chiamati a sviluppare progetti per altre aziende, collaborando con società di formazione che proponevano le nostre attività come percorsi innovativi di team building, uso e sviluppo degli strumenti di comunicazione, eccellenze operative, ecc.

Abbiamo quindi strutturato un metodo di lavoro ben definito, basato su un team composto da un curatore, un artista e un formatore aziendale. Il formatore identificava i bisogni formativi dell’azienda, mentre l’artista e il curatore progettavano un intervento artistico in grado di rispondere a queste esigenze. Con questo approccio teorico, indirizzato dalle pratiche dell’arte partecipata e relazionale, l’opera d’arte realizzata diventa l’esito del dialogo con il gruppo di dipendenti coinvolti direttamente nel processo creativo. Il nostro programma formativo E-STRAORDINARIO porta già nel nome il suo significato più profondo: un’esperienza che va oltre l’ordinario, senza però sottrarsi alla quotidianità aziendale. Le attività si svolgono durante l’orario di lavoro, con i dipendenti regolarmente retribuiti, riconoscendo che il tempo dedicato all’arte non è una pausa dalla produttività, ma un vero e proprio investimento sul capitale umano, sulla creatività e sullo sviluppo personale.

Questa evoluzione ci ha portato a trasformare il Premio Ermanno Casoli da semplice premio-acquisto in un art commission. Ogni anno, un artista viene selezionato per lavorare con i dipendenti su un progetto che si sviluppa nel tempo, integrandosi con la vita aziendale. Il tempo è una componente essenziale del nostro metodo, serve a non dare alle attività con l’arte la connotazione di qualcosa di passeggero, ma profondamente radicato nella vita dell’azienda. L’arte non serve a decorare gli spazi, ma è un modello etico, un’esperienza immersiva e partecipativa, capace di generare valore e innovazione.

È un metodo esportabile?

L’importanza di questo metodo è stata riconosciuta anche a livello istituzionale: Confindustria Ancona ha inserito le attività artistiche tra i benefit aziendali, al pari dell’asilo nido o dell’assistenza sanitaria. Questo riconoscimento è stato per noi motivo di grande orgoglio, la prova concreta che l’arte è un elemento di benessere e crescita per le persone e le imprese. Così è nato il metodo FEC: un modello in cui arte e impresa si incontrano per generare riflessioni, innovazione, coinvolgimento e benessere, dimostrando che un’attività creativa costante può diventare un motore di crescita per il mondo del lavoro.
Andrea Mastovito, VITRIOL, 2016, Angelini, Acraf spa, Ancona (AN)

Attraverso il lavoro di FEC proponete un connubio inedito tra produzione e cultura…

Ripensare la fabbrica come un presidio culturale è un’idea rivoluzionaria, già sostenuta da Adriano Olivetti, il cui pensiero continua a ispirare molte iniziative in questo ambito. Le persone che lavorano in fabbrica trascorrono gran parte della loro vita in un contesto che, in molte aree, rappresenta l’unico luogo di aggregazione e di incontro. I lavoratori spesso si muovono tra lo stabilimento e una zona urbana dormitorio, priva di qualsiasi stimolo culturale, in territori progressivamente svuotati di opportunità di crescita intellettuale. In questi scenari, la fabbrica può diventare il principale – se non l’unico – luogo in cui fare esperienza collettiva e personale di un’attività culturale. Noi crediamo nel valore trasformativo della cultura, per questo è essenziale offrirla anche a chi vive nelle aziende. Questa convinzione è alla base del nostro impegno e trova un grande alleato in Francesco Casoli, che finanzia e promuove queste attività da oltre trent’anni.

Quali ricadute ha avuto questa esperienza sull’azienda?

Le attività della Fondazione hanno contribuito a trasformare la visione aziendale, portando a risultati concreti. Elica ha ottenuto importanti riconoscimenti: due volte il Compasso d’Oro (l’Oscar del design), numerosi Best Place to Work, una miriade di riconoscimenti per le attività HR, per il prodotto, per il design, per la sicurezza, ecc. Da sempre l’azienda si distingue per la qualità del suo ambiente di lavoro e per l’eccellenza della sua produzione. Nel tempo, il valore di questa visione si è reso evidente anche nei cambiamenti all’interno dell’azienda. La qualità dei candidati che scelgono di lavorare in Elica è aumentata proporzionalmente alla sua fama, come confermano i responsabili delle risorse umane. L’azienda è percepita come un luogo stimolante e attrattivo, anche in un contesto come Fabriano, dove mancano i servizi che caratterizzano le grandi capitali, come una scuola internazionale per i figli dei manager. L’arte e la cultura, integrate nella vita aziendale, non solo arricchiscono l’esperienza dei dipendenti, ma contribuiscono a rendere l’impresa più competitiva, innovativa e capace di attrarre talenti di alto profilo. Un risultato che conferma la validità della nostra intuizione, oggi più attuale che mai.
Eugenio Tibaldi, Marshy, 2022, EMC FIME, Castelfidardo (AN)

Grazie a questa incredibile relazione con la ricerca artistica, come è cambiata l’esperienza lavorativa nelle aziende coinvolte?

Ogni stabilimento coinvolto nelle attività della Fondazione Ermanno Casoli non è più solo un luogo di produzione, ma diventa uno spazio di condivisione, dove l’arte si fa simbolo di identità e appartenenza.
“Fiori diversi al naturale”, progetto realizzato nel 2024 da Agostino Iacurci – artista vincitore della XXII edizione del Premio Ermanno Casoli – ne è una testimonianza concreta. Presso lo stabilimento Airforce, azienda del gruppo Elica con sede a Cerreto d’Esi (AN), l’arte si è rivelata un potente strumento per migliorare la qualità della vita lavorativa e rafforzare il senso di comunità. Il progetto ha coinvolto tutta la popolazione aziendale – circa 100 dipendenti con ruoli e competenze diverse – trasformando un’area di passaggio in uno spazio di incontro e condivisione. L’opera ha preso forma attraverso un processo partecipativo: ogni lavoratore ha disegnato un fiore, contribuendo alla creazione di un grande erbario collettivo, concepito dall’artista come un ritratto della comunità aziendale. Questo fregio continuo si sviluppa lungo le pareti e si integra con una grande pittura murale, realizzata dagli stessi dipendenti, che hanno dipinto i fiori di questo giardino. A completare l’installazione, elementi scultorei come fioriere e sedute, che rendono l’ambiente accogliente e vivibile.Il giardino diventa così una potente metafora: così come una comunità si prende cura del proprio spazio, anche il luogo di lavoro può essere vissuto non solo come un ambiente produttivo, ma come un luogo da valorizzare. Ogni mattina, i dipendenti entrano in fabbrica trovando un giardino che rappresenta il loro impegno e la loro partecipazione attiva alla crescita dell’azienda.
Agostino Iacurci, Fiori diversi al naturale, 2024, Airforce, Cerreto D'Esi (AN)

Un’ultima domanda. Cosa dicono i lavoratori di Elica?

Le testimonianze raccolte dopo ogni progetto ne confermano impatto profondo. Molti lavoratori hanno raccontato di essersi sentiti parte di qualcosa di più grande, riscoprendo il valore del proprio operato: non semplici gesti ripetitivi, ma un contributo concreto a prodotti che entreranno nelle case di persone in tutto il mondo.

Nel 2025, il Premio Ermanno Casoli approderà nello stabilimento Elica in Polonia, dopo essere stato anche in quello del Messico e della Cina, ampliando la portata globale delle attività della Fondazione e confermando il valore dell’arte come strumento di connessione culturale e crescita condivisa.
Immagine di Riccardo Della Valle

Riccardo Della Valle

Collaboro alle attività di ricerca e studio promosse da Genialis sulle organizzazioni generative.
Sono stato dirigente d'azienda.

Immagine di Patrizia Cappelletti

Patrizia Cappelletti

Ricercatrice sociale presso il Centro di Ricerca ARC (Centre for the Anthropology of Religion and Generative Studies) dell’Università Cattolica di Milano, dove da anni si occupa di generatività sociale nelle organizzazioni. Svolge attività di formazione e consulenza per soggetti pubblici e privati. Ha coordinato l'Archivio della generatività sociale e contribuito alla stesura del Rapporto Italia Generativa di Fondazione Poetica.