QUESTION TIME

Stare, attraversare e immaginare:

le città delle prossime generazioni

Come Generazione Go!, area di On Impresa Sociale dedicata ai giovani e ai percorsi educativi, ci interroghiamo costantemente sul rapporto tra adolescenti e spazi urbani. Lo facciamo sperimentando nuovi linguaggi e punti di vista inediti, con l’obiettivo di individuare possibili linee di sviluppo che rendano le città sempre più accoglienti per le generazioni future.

Le azioni proposte

Le nostre progettualità si articolano attorno a cinque azioni principali, semplici ma versatili, capaci di adattarsi a diversi contesti relazionali e di costituire la base per percorsi ludici, educativi, espressivi e creativi:

  • Sostare: fermarsi in un luogo e “starci”, in tranquillità e silenzio, con uno sguardo aperto e disponibile. Significa abitare lo spazio in modo nuovo, diverso da quello passivo e distratto a cui siamo spesso abituati.
  • Ascoltare: prestare attenzione alle voci e ai suoni dell’ambiente urbano: le conversazioni tra passanti, i rumori della strada o, dove ancora presenti, i suoni della natura.
  • Dare voce: riscoprire il valore del saluto, della conversazione spontanea, del dialogo con sconosciuti. Significa avere il coraggio di rivolgersi all’altro e godere del piacere di una chiacchierata.
  • Scrutare: osservare con curiosità e attenzione, senza malizia, alla ricerca dell’inedito (un dettaglio nascosto, un gesto significativo o una bellezza inaspettata). Questa azione può essere arricchita dall’uso di strumenti fotografici o video per catturare e valorizzare ciò che l’occhio ha scoperto.
  • Immaginare: riflettere sul possibile, dare forma concreta ai desideri e contribuire alla co-progettazione di spazi e territori urbani più inclusivi e abitabili, anche per le nuove generazioni.

Queste azioni possono acquisire anche un importante valore formativo e orientativo, soprattutto quando accompagnate dalla presenza di professionisti capaci di condividere con i giovani le proprie competenze ed esperienze (fotografi, videomaker, paesaggisti, antropologi, ecc.).

I progetti degli ultimi anni

Negli ultimi anni, attraverso progetti come XYZ (finanziato da Fondazione di Comunità Milano), Di Bellezza si Vive (finanziato da Impresa Sociale Con i Bambini), Come FARI sul Mare (sostenuto da Fondazione Cariplo) e Playlist 5!, abbiamo ideato e realizzato attività di esplorazione urbana, ricerca partecipata e storytelling nei quartieri periferici della zona Sud di Milano. Il quartiere riqualificato di Garibaldi-Isola, sempre a Milano, è invece al centro di un progetto ancora in corso intitolato Almeno io!. Parallelamente, siamo attivi anche a Como, Torino e in diverse aree dell’hinterland milanese.

L’incontro con ciascuno di questi territori ci ha restituito racconti intensi, ricchi di emozioni, bisogni e soprattutto aspettative: c’è chi sogna di andare lontano, chi invece desidera restare e contribuire al cambiamento del luogo in cui è cresciuto, chi vive la “strada” come fonte di ispirazione e chi ancora è alla ricerca di un posto sicuro e familiare, anche se distante da casa.
Ciò che accomuna questi sguardi è la loro autenticità: non sono “sguardi adultizzati”, ma profondamente radicati nella quotidianità reale dei ragazzi — a volte confusa, a volte difficile, ma sempre sincera.

Tensioni cittadine

Nel corso delle nostre esperienze, sono emerse alcune tensioni significative che attraversano i vissuti degli adolescenti in città:

  • Essere street o non esserlo: c’è chi sente l’urgenza di uscire, vivere la strada, e chi invece preferisce la sicurezza della casa. Tra questi due poli estremi si collocano molte sfumature: “Mio fratello sta sempre fuori, è conosciuto… io invece sto a casa, guardo la TV. Mi dicono di uscire, ma non mi va. Non sono come lui, non voglio esserlo”.
  • Stare o attraversare: per alcuni la città è fatta di luoghi in cui sostare (una panchina, un bar, un parchetto); per altri, è uno spazio da percorrere, da attraversare camminando, da soli o in gruppo. La città diventa così una rete di punti e legami, spesso tramandati di generazione in generazione: “Anche prima i ragazzi stavano in questa piazzetta, è sempre stato così”.
  • Isolarsi o farsi notare: lo smartphone e le cuffie spesso creano barriere. Alcuni giovani si isolano, faticando a percepire ciò che li circonda: “Ma scusa, senza cellulare cosa faccio sui mezzi?”. Altri invece si mostrano: ascoltano musica a tutto volume, sfrecciano sui monopattini, si mettono in scena con il loro atteggiamento e abbigliamento. Eppure anche questi atteggiamenti tradiscono un desiderio di ripiegamento su se stessi e non di apertura all’Altro. Non ascoltano, si ascoltano. Non guardano, si guardano e chiedono.
  • Esplicitare o nascondere legami: per alcuni adolescenti, il luogo di appartenenza è motivo di orgoglio e identità condivisa (abitudini, gusti, atteggiamenti) attraverso il quale mostrarsi e farsi riconoscere: “Lo sanno tutti che siamo la compagnia di Pantigliate!”. Per altri è un’informazione da celare per evitare etichette e pregiudizi: “Se vieni da qui e vai a scuola in centro… ti guardano storto, come se arrivassi da un altro pianeta”.

 

Queste sono solo alcune delle tensioni che alimentano l’esperienza urbana degli adolescenti, tra contraddizioni, fragilità, ma anche aperture e nuove possibilità.

È da qui che partiamo, come Go!, per accompagnare i ragazzi nella cura e nella progettazione delle loro città future.

Immagine di Luigi Tufariello

Luigi Tufariello

consulente e community manager per l'area Generazione Go! di On Impresa Sociale, Dopo aver studiato per alcuni anni comunicazione e marketing, si orienta verso progettualità finalizzate ad un impatto sociale e culturale, con particolare attenzione all'ambito comunitario e giovanile.

Immagine di Sara Sampietro

Sara Sampietro

Generazione Go!, socia di On Impresa Sociale e responsabile area Generazione Go!, ha conseguito un Dottorato in Culture dei Media presso L'Università Cattolica del Sacro Cuore, è ricercatrice e docente nell'ambito degli audience studies, con particolare attenzione all'esperienza dei pubblici fragili. Per l'Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (ALMED) è coordinatrice del progetto Osservatorio Opinion Leader 4 Future. Al di fuori dell'ambito accademico ha rivestito ruoli manageriali nel campo del marketing e delle ricerche di mercato.