Occupazione femminile in Italia: la fotografia
In Italia, il mercato del lavoro presenta sfide ancora molto complesse. Da un lato, cresce il divario tra domanda e offerta di lavoro, dall’altro, i tassi di disoccupazione e inattività restano particolarmente elevati, soprattutto tra le donne. La situazione delle lavoratrici e delle candidate nel nostro Paese è ben lontana dall’essere ottimale per numero di ore, adeguatezza della retribuzione e qualità intrinseca dell’impiego e delle mansioni. Per dare qualche dato, a parità di livello, un’ora di lavoro di una donna vale il 15,4% in meno rispetto a quella di un uomo. Inoltre, quasi una su due ha un contratto part-time, spesso per necessità piuttosto che per scelta. Il divario tra l’occupazione maschile e femminile è altrettanto significativo: mentre il 69,2% degli uomini è occupato, solo il 51,1% delle donne lavora, un distacco di 18 punti percentuali, ben superiore agli 11 punti della media europea. E la situazione non migliora quando si osservano le posizioni apicali: su 100 dirigenti italiani, solo 21 sono donne. Anche a Milano, città con una forte presenza femminile tra i laureati (55,5%), il divario di genere nelle posizioni di leadership resta evidente.
Negli ultimi anni, nelle economie più avanzate, abbiamo assistito a una crescente partecipazione delle donne nel mondo del lavoro, grazie a una serie di fattori che hanno favorito questo cambiamento. Tra questi, spiccano il miglioramento dell’accesso all’istruzione, un’evoluzione degli atteggiamenti sociali, l’espansione dei settori legati ai servizi e l’adozione di politiche mirate a promuovere la parità di genere. Anche in Italia si è registrato un aumento della presenza femminile nel mercato del lavoro, ma nonostante il nostro Paese sia tra le prime dieci economie globali, rimane in fondo alle classifiche del Global Gender Gap Index. Secondo gli ultimi dati del World Economic Forum, se non ci sarà un cambiamento deciso e concreto, ci vorranno ancora 131 anni per colmare il divario di genere. Una prospettiva che minaccia la sostenibilità del mercato del lavoro e coinvolge non solo il presente, ma anche diverse generazioni future, rendendo urgente l’adozione di politiche più efficaci per ridurre questo gap.
Con l’obiettivo di essere un punto di riferimento sui temi della sostenibilità del lavoro, Fondazione Gi Group vuole contribuire all’analisi e al dibattito sui processi e sui blocchi che caratterizzano il mercato del lavoro. Collaborando con i suoi stakeholder cerca di individuare soluzioni che contribuiscano al progresso del Paese, generando valore per la collettività, attraverso tre linee operative:
– Studiare: un’attenta analisi del mondo del lavoro e della sua evoluzione, condotta dal Centro Studi e dal suo Osservatorio, diventa il punto di partenza da cui vengono strutturate e sviluppate iniziative di intervento concrete e replicabili;
– Fare: per promuovere e rendere possibili modelli economici inclusivi e sostenibili, abbassando le barriere di ingresso nel mercato del lavoro, vengono realizzate azioni mirate all’inclusione, intercettando i soggetti con difficoltà ad accedere al mondo del lavoro o che ne sono rimasti esclusi;
– Diffondere: tutti i progetti, le pubblicazioni e gli eventi realizzati hanno come obiettivo comune quello di sensibilizzare i portatori di interesse interni ed esterni alla Cultura del Lavoro Sostenibile.
Gender gap: un problema culturale
La limitata partecipazione delle donne al mercato del lavoro è strettamente influenzata da due fattori culturali significativi che condizionano le loro scelte educative, professionali e familiari.
Da un lato, il peso del lavoro di cura ricade ancora oggi principalmente sulle donne, rendendo spesso difficile per loro mantenere una carriera soddisfacente e bilanciare le responsabilità familiari. La mancanza di flessibilità lavorativa e l’alto costo dei servizi di supporto, come quelli per la cura dei figli o degli anziani, aggravano ulteriormente questa situazione. Molte madri si trovano costrette a rinunciare alla carriera o a non avere figli, contribuendo a un fenomeno preoccupante: l’inverno demografico. L’invecchiamento della popolazione, il calo dei residenti e l’aumento del saldo migratorio netto sono tutti segnali preoccupanti, ma ancor più rilevante è la scelta, talvolta forzata, di molte coppie di non avere figli. Tra coloro che desiderano almeno un bambino, infatti, oltre il 50% non riesce, o teme di non riuscire, a realizzare questo desiderio, mettendo in luce un problema che riguarda non solo le famiglie, ma l’intera società. Inoltre, l’invecchiamento demografico aumenterà la domanda di lavoro di cura, con il rischio che molte donne si trovino bloccate tra impegni di assistenza familiare e lavori poco qualificati e mal retribuiti.
Dall’altro lato, le donne sono ancora sottorappresentate nei settori STEM, spesso considerati tradizionalmente maschili. Questo stereotipo di genere impedisce alle donne di accedere a opportunità lavorative in settori in forte espansione come l’ICT, che stanno vivendo una crescita significativa e creano nuove opportunità professionali con competenze qualificate e specializzate. La parziale esclusione delle donne da questi settori non solo aggrava il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, ma rappresenta anche una perdita di crescita economica e innovazione. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, un allineamento delle competenze STEM tra uomini e donne potrebbe incrementare il tasso di crescita economica del 20%.
Per garantire un mercato del lavoro sostenibile e inclusivo, è necessario superare queste barriere e creare opportunità concrete affinché le donne possano contribuire attivamente alla crescita economica e sociale del Paese.
Settori a prevalenza maschile: ICT, Logistica, Automotive
In Italia ci sono settori che stanno vivendo una rapida crescita e, di conseguenza, un aumento della domanda di personale che accresce lo skill mismatch, superiore al dato medio nazionale. D’altra parte, questi stessi settori sono tra quelli che presentano una maggior disparità di genere. Facendo alcuni esempi: nel settore ICT solo 36,7% degli occupati è donna, nella Logistica/Trasporti solo il 30,8% e nella Meccanica/Automotive il 25,3%.
Questo divario di genere non è solo una questione di numeri, ma è radicato in una “cultura maschile” ben consolidata. Nostri studi rivelano che orari rigidi, richieste di trasferte frequenti e stili di leadership poco inclusivi contribuiscono a mantenere le donne ai margini di questi settori. Inoltre, esiste un bias cognitivo che alimenta una percezione esterna negativa di questi ambiti, in netto contrasto con l’esperienza positiva di quelle donne che vi lavorano già.
Per superare queste barriere, non basta una maggiore consapevolezza delle aziende: serve un impegno coordinato per far conoscere le reali opportunità di carriera a tutte le donne, attraverso campagne di comunicazione mirate e strategie di employer branding che presentino una visione più inclusiva di questi settori. È essenziale creare un ponte tra scuola e impresa, coinvolgendo giovani, docenti e famiglie nei percorsi di orientamento, per far comprendere l’importanza delle competenze richieste e le opportunità formative.
Coinvolgendo aziende, istituzioni, associazioni e università, Fondazione Gi Group ha realizzato la pubblicazione “Women4: superare le disparità di genere per un futuro del Lavoro Sostenibile” con l’obiettivo di comprendere come poter superare alcune delle criticità che caratterizzano il mercato del lavoro in Italia combinando fra loro punti di vista che, incontrandosi, possono portare alla generazione di occasioni di lavoro per le donne, con importanti impatti dal punto di vista esistenziale, reddituale e sociale e ridurre al contempo il disallineamento fra la domanda e l’offerta all’interno del mercato del lavoro.
Gi Group Holding, con il progetto di Gi Group “Women4”, si pone l’obiettivo di promuovere l’occupabilità femminile in settori tradizionalmente maschili. Attraverso una piattaforma digitale dedicata, vengono condivisi contenuti, interviste, contributi utili ad abbattere i pregiudizi di genere e promuovere una cultura del lavoro più inclusiva. Inoltre, attraverso la collaborazione con le aziende sul territorio, vengono promossi percorsi di orientamento e formazione per far conoscere meglio le opportunità di lavoro in settori chiave e abbattere gli stereotipi che ancora scoraggiano molte donne dall’intraprendere queste carriere e le studentesse dall’immaginare in questi ambiti il proprio futuro professionale.
Alcuni progetti di Fondazione GiGroup
Coerentemente con l’impegno del Gruppo a supporto dell’employability femminile, Fondazione Gi Group realizza progetti e collaborazioni dedicate a sostenere la parità di genere. Uno dei primi avviati è DiciottoPiù, un progetto in collaborazione con il CAV Mangiagalli dedicato a supportare la genitorialità attraverso formazione e lavoro. Valutando l’occupabilità di mamme, papà e famigliari, Fondazione identifica i punti di forza e le aree di miglioramento su cui intervenire e li indirizza verso percorsi formativi e lavorativi coerenti per essere occupabili nel mondo del lavoro.
Con una particolare attenzione al ruolo cruciale dell’orientamento e della formazione, Fondazione promuove e supporta l’attività di volontariato di competenza che ogni anno coinvolge i dipendenti del Gruppo, Destination Work. L’iniziativa propone webinar, eventi e iniziative dedicate a favorire un orientamento più consapevole ed efficace per migliorare l’occupabilità delle persone. Nel 2024, con un forte focus sul valore del lavoro come strumento di empowerment, l’impegno dei volontari e delle volontarie sarà rivolto alle donne che vivono situazioni di fragilità e svantaggio.
