INTERNAZIONALE

Tecnologia e Generatività Sociale:

 il pensiero tecno ottimista di Peter Bloom

"La teoria della generatività, introdotta nel campo delle scienze sociali da Erikson (1950), descrive la capacità di produrre o creare qualcosa di nuovo (Thomas & Tee, 2022) e offre un quadro di riferimento antropologico, filosofico e comportamentale per la vita personale.

Erikson identifica la generatività come la capacità e la volontà individuale di lasciare un’eredità a beneficio della società futura. L’estensione della teoria della generatività in chiave sociale si deve al lavoro di Magatti e Giaccardi (2014), che la applicano alle dinamiche umane, alle organizzazioni, all’ambiente e al tempo, collegandola spesso a iniziative sociali ed economiche di valore contestuale e integrale, altruistiche e relazionali.

In una società sempre più globalizzata, connessa e dinamica come quella odierna, la generatività sociale sembra essere fortemente influenzata da fattori tecnici e tecnologici, che plasmano e trasformano i sistemi di relazione al suo interno (cfr. Thomas & Tee, 2022). La dimensione sociale e relazionale della generatività, gli obiettivi a cui essa mira e le modalità per raggiungerli si intrecciano con aspetti tecnologici e innovativi che, inevitabilmente, hanno un impatto significativo nella società contemporanea.

L’integrazione tra tecnologia e società è ampiamente esplorata dalle ricerche di Peter Bloom, professore di Management all’Università dell’Essex, che si focalizzano sulle possibilità radicali della prima di ridefinire e trasformare il lavoro e la società contemporanea. Bloom sottolinea come le nuove tecnologie (quali l’l’intelligenza artificiale, il cloud computing e l’Internet delle cose) stiano fortemente cambiando i processi decisionali collettivi, sconvolgendo i modelli di governance economica e politica.

In tal senso, l’Autore sostiene che tecnologia e società siano reciprocamente costitutive e come si co-creino vicendevolmente. All’interno di questo processo la tecnologia può avere effetti civili differenti, che possono essere trascurabiliinnovativi oppure dirompenti. Nel primo caso, la tecnologia ha un effetto minimo o addirittura nullo sulle relazioni sociali, politiche ed economiche, mentre nel secondo caso contribuisce ad aggiornare ed evolvere uno status quo, senza trasformarlo. Infine, nel caso di una tecnologia dirompente, la sua influenza risulta sfidante e trasformativa ed in grado di stravolgere un ordine sociale dominante.

Tuttavia, a prescindere dalla loro ampiezza, gli impatti provocati dalla tecnologia sulla società sono stati spesso inquadrati secondo una prospettiva negativa, che vede la prima come “distruttiva” e “tirannica” per la seconda. Bloom apre invece una visione complessivamente tecno-ottimista in cui le nuove tecnologie possono essere governate, diventando “salvatrici” e “democratiche” (Bloom & Sancino, 2019), secondo una logica che non vede la società come “governata” dalla tecnologia ma che, al contrario può governarla, sfruttando le opportunità che la stessa offre nell’aumentare le capacità di quello che è possibile fare, in una sorta di civilizzazione del nuovo mondo digitale come auspicato da Luciano Floridi (2020).

Tale visione promuove l’idea che, se adeguatamente organizzate e gestite, le nuove tecnologie possano abilitare e potenziare lo sviluppo di dinamiche orizzontali e democratiche, sia aumentando la possibilità di espressione all’interno della sfera pubblica, sia stimolando l’ascesa di movimenti sociali ed un cambiamento nello status quo individuale.

Alcuni progetti di Bloom si sono occupati di come consentire a individui e comunità di plasmare il futuro, invece di essere passivamente modellati da esso, ad esempio attraverso app per progettare interventi urbani partecipati in cui connettere risorse e aspirazioni comunitarie (de Ville, 2020). Tra i progetti trattati, Bloom si occupa inoltre anche di studiare in una visione tecno-ottimista, il potenziale di intelligenza collettiva insito nei big data, l’uso della realtà virtuale per rafforzare la democrazia e le opportunita’ di una società transumana.

Per Bloom, la tecnologia all’interno della società ricopre un triplice ruolo. Rappresenta un’opportunità unica di ottimizzazione ed ampliamento delle modalità di azione; consente un rimodellamento delle tradizionali nozioni legate allo spazio relazionale; opera una riconfigurazione dei legami che avvengono al suo interno, in un’ottica sistemica. Le nuove tecnologie sono considerate da Bloom come delle opportunità perché introducono nuove modalità per il suo sviluppo e la sua applicazione e perché aumentano le possibilità per la costruzione di dinamiche collaborative. La tecnologia, infatti, consente di stabilire un maggiore numero di connessioni tra gli individui, ridefinendo la classica idea di relazionalità, attraverso il superamento del limite fisico e tradizionale della prossimità spaziale che, per la prima volta nella storia non è più il principale driver che sta alla base della stessa. Questa ridefinizione del contesto relazionale amplia il numero di opportunità partecipative e di co-produzione, modificandone le dinamiche attraverso processi di de-materializzazione e di re-materializzazione.

Inoltre, la visione proposta da Bloom invita a considerare le nuove tecnologie nell’ambito della governance pubblica come servizi (pubblici) secondo una logica che si discosta da quella tipica dei processi di servitizzazione che paragonava i beni pubblici a quelli privati ed identificava i loro utilizzatori meramente come utenti. In questo contesto, le nuove tecnologie sono invece considerate sia nell’ottica dell’accountability per gli attori pubblici, che hanno il compito di fornire tecnologie funzionanti e soddisfacenti alla società, che siano considerate di valore dai cittadini, sia nell’ottica di processi partecipativi formali ed informali e di co-produzione, la cui importanza si è affermata proprio in seguito al superamento della logica top-down di servitizzazione. Tale superamento ha infatti aperto la strada alla logica imprenditoriale ed a quella collaborativa come forme innovative per il problem solving dove la tecnologia può avere un ruolo abilitante ed innovativo. La stessa sembra infatti assumere, nella logica proposta dall’autore, il ruolo di driver generativo, capace di stimolare il lavoro collettivo di una comunità verso la creazione di valore pubblico, sociale, comunitario. Le nuove tecnologie presenterebbero dunque il potenziale per migliorare gli aspetti democratici e l’empowerment dei suoi membri e permetterebbero di ridefinire in maniera inedita le dinamiche relazionali e collaborative di co-produzione (favorendo, ad esempio, processi open source di problem solving e processi di scambio di dati e di conoscenza tra settori ed attori tra loro differenti) e di accountability.

Il potenziale innovativo della tecnologia, se adeguatamente guidato e gestito, sembra dunque poter favorire lo sviluppo di quei percorsi evolutivi di governance necessari per affrontare i complessi e continui mutamenti che caratterizzano l’attuale contesto sociale, inclusi quelli di accountability e monitoraggio di processi di cattura di valore pubblico. Ad esempio, in un video per Renegade INC, una piattaforma media indipendente che “fornisce ai suoi membri contenuti e connessioni che aiutano a orientarsi nella ‘nuova normalità’”, Bloom sostiene che “tutti sappiamo che siamo osservati, ascoltati, tracciati, seguiti e monitorati, ma chi assicura che le persone in posizioni di potere e quelle con monopoli aziendali rimangano responsabili?”.

In sintesi secondo Bloom, la tecnologia è una manifestazione delle nostre capacità—ciò che siamo in grado di fare, il che alimenta un senso di ottimismo riguardo al potenziale di progresso umano. Tuttavia, quando analizziamo la tecnologia, il nostro focus dovrebbe essere non semplicemente sugli strumenti in sé, ma piuttosto sulle capabilities che essi abilitano. Questo cambio di prospettiva potrebbe avere implicazioni profonde, in particolare perché le forme tradizionali di organizzazione spaziale sono state riconfigurate. L’avvento delle tecnologie moderne ha infatti alterato il significato della prossimità spaziale, segnando una rottura con le esperienze umane precedenti attraverso la dematerializzazione e rimaterializzazione delle nostre connessioni e interazioni. Questa riconfigurazione è pero’ intrecciata con una logica di coproduzione nelle piattaforme digitali che per ora è guidata più dai progressi tecnologici e dalle dinamiche di mercato che dalle capabilities civiche di cui sopra, che sono invece intrinsincamente legate al concetto di generatività sociale proposto da Magatti e Giaccardi (2014).

BIBLIOGRAFIA

Bloom, P., & Sancino, A. (2019). Disruptive democracy: The clash between techno-populism and techno-democracy. SAGE.
de Ville, G. (2020), Creating shared futures together, https://cobracollective.org/news/creating-shared-futures-together.php accesso in data 03/09/2024.
Erikson, E.H. (1950) Childhood and society. London: Penguin Books.
 Floridi, L. (2020). Pensare l’infosfera: La filosofia come design concettuale. Raffaello Cortina Editore.
Magatti, M., & Giaccardi, C. (2014). Generativi di tutto il mondo unitevi! Manifesto per la società dei liberi. Feltrinelli.
Thomas, L. D., & Tee, R. (2022). Generativity: A systematic review and conceptual framework. International Journal of Management Reviews, 24(2), 255-278.
Immagine di Alessandro Sancino

Alessandro Sancino

Alessandro Sancino è Professore Ordinario in Economia Aziendale presso l'Università degli studi di Milano. Si occupa di strategia, management e governance pubblica ed innovazione sociale. Su questi temi ha pubblicato su alcune tra le riviste accademiche piu' importanti al mondo.