Will Media nasce nel 2020 come start up, con l’intento di creare uno “spazio per i curiosi del mondo”, un forum in grado di proporre un’informazione di qualità, che si adatti ai ritmi incalzanti dei media odierni occupandosi di temi cari alla fruizione più giovane, spesso trascurati dai media “tradizionali”.
Trovando un nuovo slancio dopo due anni (2022) attraverso la partnership con Chora Media, la prima podcast company italiana, Will ha dato origine ad alcuni dei programmi di podcasting più popolari del panorama social, coprendo uno spettro di tematiche molto ampio e occupando uno spazio inedito nell’affollato panorama giornalistico e mediatico. Sono proprio le piattaforme social, con le loro caratteristiche peculiari e le loro regole, a rappresentare lo spazio di azione di Will, tuttavia l’offerta informativa mira soprattutto a creare una sorta di “cortocircuito” sui feed degli utenti. Assecondando il bisogno di velocità, di una lettura rapida e agevole, i contenuti di Will hanno l’obiettivo di sfidare la fruizione, spingendola a informarsi in maniera consapevole, conferendo uguale importanza alla correttezza e alla leggibilità dei contenuti proposti. Nelle parole di Paolo Bovio, managing editor presso Will e host del podcast “Città”, si può cogliere la volontà fondante di Will: avvicinare la fruizione in maniera accattivante, un “infotainment” in linea con le necessità del pubblico moderno, ma in grado di tutelare l’approfondimento, il rilievo della notizia e l’accuratezza nella sua trattazione. I social, come chiarisce lo stesso Bovio, non nascono come piattaforme finalizzate all’informazione, il loro intento principale è proprio l’intrattenimento e il linguaggio social è per definizione sintetico, tendenza che talvolta può sfociare nella superficialità. “Ma i social network non sono mezzi per “dimenticare il mondo” – prosegue Bovio – sono piuttosto strumenti per scoprirlo”.
Il tema ambientale, quello del lavoro, la vita in città e le disuguaglianze sociali, ma anche articoli di colore e curiosità compongono l’universo Will, una varietà tematica che asseconda le esigenze sempre più variegate del lettore social. In gergo si definisce “stopping power” la capacità di attrarre l’attenzione dell’utente social, molto spesso impegnato in uno scorrimento disattento, il cosiddetto scrolling. “Qualsiasi realtà che miri a sopravvivere in ambito social – chiarisce Bovio – deve mettere in atto delle strategie in grado di catturare l’attenzione degli user”, impresa non semplice vista l’ovvia e feroce concorrenza che domina i feed di Instagram e la moltitudine di trasmissioni podcast, divenuti un mezzo di intrattenimento e informazione estremamente diffuso. La formula di Will (@will_ita su Instagram) consiste nel richiedere attenzione e tempo agli user, ma di farlo, nelle parole di Bovio, con rispetto e trasparenza.
L’identità di Will è radicata nell’attivismo, d’altronde la pagina e i profili social nascono per occuparsi di temi trascurati dal cosiddetto mainstream. Questo attivismo riguarda i temi stessi, è un tentativo di conquistare il lettore con tecniche proprie ai social, tenendo però il “cuore della notizia” e la volontà di informare l’utente in cima alla lista delle priorità. Un esempio è quello del documentario “One day One day”, il racconto delle vite dei braccianti di Borgo Mezzanone e di come molto, troppo spesso il cibo che consumiamo arrivi sulla nostre tavole attraverso privazioni e sofferenze. Il documentario è visibile gratuitamente sul sito di Will: “Dopo averlo mostrato agli studenti delle scuole superiori abbiamo deciso di distribuire One Day One Day, co-prodotto da Will Media e A Thing By, a chiunque”, a riconferma di quanto il messaggio veicolato dalle news rappresenti la priorità per Will.
La veste grafica e lo stile asciutto, omissivo, tipico dei social giocano certamente un ruolo importante nell’attirare nuovi followers, ma il lettore deve fermare il pollice sulla news perché realmente interessato al tema trattato, non solo in quanto incuriosito dalla veste con la quale viene presentato o dal solito titolo clickbait. Sempre più pagine, su Instagram e altre piattaforme, sembrano volersi distinguere grazie alla qualità dei propri contenuti, trattando temi alti e perfino complessi, cercando di decifrare la complessità dell’oggi con un linguaggio fresco e comprensibile, ma citando fonti attendibili, escludendo il pressapochismo che spesso è conseguenza della corsa spasmodica allo scoop o al trend del momento. Citando nuovamente Paolo Bovio: “Will non è una realtà data-driven – la selezione delle notizie non è dunque modellata sui trend del momento – ma data-inspired, cioè orientata a raccontare la contemporaneità in maniera schietta e realista, intercettando sì i temi considerati “caldi” dai lettori, ma raccontandoli in maniera innovativa e sfidante, cercando di incoraggiare la riflessione e la partecipazione”.
Il target delle notizie riportate da Will è tendenzialmente giovane, ma la comunità online coinvolge circa 1.9 milioni di lettori e si rivolge a un’audience variegata, in un’ottica transgenerazionale. La particolare attenzione dedicata a temi come l’occupazione, la crisi abitativa, quella climatica e le nuove tecnologie sembra comunque attrarre soprattutto le nuove generazioni, quelle che maggiormente subiscono (e subiranno) le conseguenze di tali fenomeni. I punti chiave nella realizzazione delle notizie di Will sono essenzialmente tre: il lettore deve sentirsi interessante, deve cioè percepire un’utilità nella fruizione della notizia. Non a caso la domanda che compare sulla home page del sito we di Will è: “Stasera su cosa vuoi fare un figurone a cena”? Chi legge deve poi sentirsi committed (impegnato), cioè coinvolto nelle sfide del suo tempo. Infine l’obiettivo è fornire un’informazione completa, uno spunto per sentirsi aggiornati, al passo coi tempi e, appunto, informati su quanto accade nel Paese e nel mondo.
A chi potrebbe trovare impensabile, perfino blasfemo asserire che un video di 4-5 minuti, incontrato sui social durante una sessione di scrolling, possa informare efficacemente il fruitore, realtà come Will propongono un paradigma diverso. Non si può infatti trascurare la metamorfosi del pubblico, le necessità e i nuovi tempi di attenzione dei lettori moderni ed è semplicistico associare la velocità di lettura alla scarsa qualità dell’informazione. La brevità è figlia della contemporaneità e non codifica necessariamente l’atteggiamento di una generazione distratta, piuttosto cerca di arrivare al pubblico adattandosi ai tempi. È forse proprio questo il mito da sfatare, una visione che associa invariabilmente la gioventù alla superficialità, una dicotomia che viene puntualmente contraddetta da realtà come Will e dalla loro capacità di attrarre seguito e generare valore. Le potenzialità fornite dai nuovi media sono infinite, a fare la differenza è la volontà generativa di chi scrive, una finalità divulgativa che ha l’obiettivo di stimolare la partecipazione dei lettori.
