MANAGEMENT GENERATIVO LAB

LECHLER:

la cultura del colore

Intervista a Aram Manoukian, Presidente e AD di Lechler S.p.A.

Luciano Valli, Direttore Generale Business

Alfonso Cionti, Direttore Risorse Umane

 

Lechler S.p.A. è un’azienda storica del mondo delle vernici.

Nata nel 1858, dopo 150 anni mantiene ancora il suo DNA di impresa familiare.

Ad oggi vi lavorano circa 600 persone impegnate nella ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione dei prodotti vernicianti e nella formazione degli utilizzatori.

La sua sede principale è a Como, dove sorge un importante sito produttivo, a cui si aggiungono quelli di Seregno e Foligno, oltre alle quattro filiali di Manchester (UK), Grenoble (Francia), Barcellona (Spagna) e Kassel (Germania). In America, l’azienda è presente in Brasile con il sito produttivo e filiale di Paraì (Rio Grande do Sul) e nelle filiali di Rio Negrinho (Santa Catarina), Tocantins (Minas Gerais) e Paulínia (São Paulo).

Refining, Industry, Yatching, Habitat e Decorative sono i settori con i quali Lechler S.p.A. dialoga e per i quali indirizza i suoi prodotti.

La lunga storia dell’azienda racconta la sua capacità di sintonizzarsi con lo spirito del tempo e raccogliere elementi per la sua continua evoluzione, non solo a livello produttivo, ma anche organizzativo, manageriale, culturale e sociale. Fondamentale è la relazione vitale che Lechler ha perseguito fattivamente con le sue comunità interne, i suoi stakeholder, il suo territorio.

In questi anni come LECHLER avete incrociato l’idea di Generatività Sociale. Cosa vi ha attratto/vi attrae di questa proposta e come ha risuonato rispetto alla vostra idea di impresa?

Se ripercorriamo la storia di Lechler possiamo ravvisare i prodromi di un modello imprenditoriale socialmente responsabile fin dalle origini, ad esempio nelle scelte successorie atipiche, con un modello di trasmissione basato sulla fedeltà e la competenza di chi già lavorava nell’azienda e ne condivideva la responsabilità.

Un DNA di impresa con una responsabilità sociale spiccata che riverbera all’interno della community e una configurazione organizzativa che il professor Magatti definirebbe “intelligente”.

Questa organizzazione è costantemente chiamata a dare un senso allo sviluppo dell’azienda.

Senso inteso come ‘direzione’ – semplificando: cosa faccio e perché lo faccio – e senso inteso come ‘senso etico’, ossia quali valori guidano l’agire, il modo di essere impresa.

Per Lechler, quindi, il concetto di generatività è nella sua essenza ed è stato naturale partecipare al Laboratorio di Management Generativo.

Nel Laboratorio di Management Generativo avete portato un tema originale: la ricerca di una nuova e più feconda relazione tra la dimensione prettamente industriale, materica – il prodotto “vernice” nella sua consistenza tridimensionale – e quella estetica che dà forma ed espressione al “colore”. Una questione da voi già pensata e anche in parte già agita, che ha portato alla nascita di un nuovo claim – “Color Design – Il colore diventa design” – ma anche, più profondamente, all’adozione un nuovo paradigma nello scambio con i diversi interlocutori per stimolare a riflettere sulle possibilità espressive di ogni colore e tonalità; dove la vostra creatività, nel rendere originale l’esperienza sensoriale e visiva, può indicare qualcosa capace di sorprendere, di rinviare a suggestioni future, di offrire un’ulteriorità di senso.

Qual è stato il vostro ragionamento e quale il percorso che ne è derivato con la costruzione del “Lechler Village”?

La mission di Lechler “The culture of color” è una unique value proposition che ha sia un valore estetico che etico: promuovere la cultura del colore per la vita di ciascuno, imparare a usare il colore per produrre bellezza e armonia.

L’uomo dovrebbe integrarsi nell’ambiente naturale con il suo mondo fatto di manufatti e superfici: in tal senso la vernice, con la propria capacità di caratterizzare oggetti e materiali da un punto di vista estetico, è naturalmente uno strumento ideale per la creazione dell’armonia ricercata tramite il colore e gli effetti. Così come la natura è colorata e l’armonizzazione dei colori in natura è perfetta, l’uomo dovrebbe integrarsi organicamente a essa: colore ed effetto, non solo forma. È da questa mission che nasce Color Design, il progetto di Lechler che lega lo sviluppo della chimica con l’evoluzione del linguaggio del colore.

Il Lechler Village nasce come una rappresentazione evocativa del progetto Color Design – forme, materiali armonizzati da colori ed effetti – e del modo di essere impresa di Lechler: per prendersi cura del futuro insieme, per noi e per chi verrà dopo di noi.

 

A che punto è oggi il Lechler Village e cosa significa per voi?

 

 

Per necessità costruttive siamo partiti dai “Giardini del Village”. Quello che di solito è un completamento progettuale è diventato il principio. Un inizio armonioso, un connubio con la natura, uno spazio per le relazioni. Nei Giardini del Village troviamo il “Bistrot Le Déjeuner sur l’herbe”, immerso nel verde e circondato da vegetazione autoctona. E un elemento più glamour come il “Glossy Bar”.

È un luogo nuovo, bello, per incontrarsi, avere relazioni, poter pranzare o bere un caffè. Per attrarre, per conoscere meglio le migliaia di utilizzatori nel mondo che apprezzano le caratteristiche distintive dei nostri prodotti, ai quali noi vorremmo far conoscere anche le nostre qualità valoriali: collaborazione, cultura, anima, sostenibilità.

Sono in fase di costruzione nuove palazzine dove verranno trasferiti gli uffici, l’area commerciale, l’Academy per la formazione interna e dei clienti. Sta per essere ultimato anche uno spazio espositivo, per raccontare attraverso immagini e oggetti ciò che sappiamo fare utilizzando il colore. E poi, in prospettiva, c’è anche il progetto di valorizzare l’area boschiva alle spalle dello stabilimento creando un percorso che sarà a disposizione della community.

Il concept alla base del Lechler Village può essere rappresentato da un cuore diviso a metà: da una parte c’è la “chimica della materia” che comprende tutte le attività che sono focalizzate sulla produzione; dall’altra c’è la “chimica delle relazioni”, ossia quel patrimonio intangibile di cultura che trasforma un gruppo più o meno vasto di persone in una squadra con un’anima, una chiara consapevolezza del senso di ciò che fa nel presente e una nitida visione dell’obiettivo futuro che sta cercando di raggiungere.

È un villaggio tematico della cultura del colore, un luogo per lavorare meglio, aperto al mondo. Un villaggio con più funzioni, per far crescere persone, attività, conoscenze.

Portatore di valori legati all’”Essere”, ancor prima del “fare”. Per dare una direzione, un “Senso” allo sviluppo dell’azienda in una prospettiva sostenibile.

La conoscenza trasformativa, le relazioni multiculturali, sono fonti e stimoli per generare prodotti, soluzioni innovative, emozioni. La cultura del colore, insieme all’uso di materie sostenibili, diventa elemento differenziale per una nuova visione comune, credibile, duratura.

Per poter suggerire traiettorie, nuovi modelli, attrarre talenti.

 

Come è stato accolto questo progetto al vostro interno, tra le vostre persone, e all’esterno, dai vostri stakeholder, dal territorio di cui siete parte e dalle istituzioni? Rispetto all’idea trasformativa e di cambiamento che vi ha spinto, sta cambiando quella relazione sulla quale volevate insistere? Cosa state osservando al riguardo?

È un progetto che rientra a pieno titolo nella strategia a medio e lungo termine della prospettiva sostenibile e responsabilità sociale.

Quello che possiamo osservare è l’entusiasmo di chi ci viene a trovare: clienti, fornitori, partner sono colpiti e ispirati da ciò che vedono.

Nel 2022 abbiamo lanciato circa 20 progetti sulla sostenibilità, condivisi con tutta la community. Da quegli incontri è nato il gruppo “Ess&re”, costituito da persone della community particolarmente sensibili al tema della sostenibilità, che si è impegnato ad agire in prima persona.

In particolare, un gruppo di dipendenti si è interrogato sull’utilizzo degli spazi comuni.

Ciò ha generato una serie di idee – sia per l’interno degli edifici che per l’area esterna – attualmente in fase di esame per capirne fattibilità e realizzazione. Inoltre, è stata creata un’Academy per attrarre e formare talenti. Un’opportunità per i giovani, che ha permesso di far conoscere meglio Lechler alle Scuole e alle Università sul territorio, e dare possibilità alle nuove generazioni di far parte della nostra realtà, ampliare conoscenze ed esperienze.

È in quest’alveo che community interna ed esterna si incontrano e si confrontano, come accadeva un tempo nel villaggio.

Quest’approccio dà corpo all’idea che non sia un progetto fatto e finito ma, appunto, un’idea generativa, un processo in continua evoluzione.

 

Nel laboratorio è stato per noi molto evidente che la significativa dinamicità della vostra impresa – quel “più di vita” che rimanda alla generatività sociale e che si traduce in un’innovazione non squisitamente tecnica, ma insieme tecnica e culturale – ruota attorno a una duplice tensione che si traduce per voi in una interrogazione continua. Da un lato, c’è un forte investimento di Lechler nella ricerca della qualità e unicità sul fronte realizzativo: ciò che si persegue è il miglioramento del prodotto in risposta tanto alle sempre nuove esigenze materiali e culturali della società, quanto ai nuovi orientamenti sensibili dei consumatori (e qui il riferimento va ai valori oggi emergenti, in primis quelli della bellezza, del rispetto dell’ambiente, della salute, della sicurezza). Dall’altro, emerge una tensione che potremmo definire “estetica”, nel senso che “porta fuori” dal mero “produrre” per orientarsi verso un più sofisticato e complesso generare. Ci piacerebbe approfondire con voi questo punto e raccontare cosa vi anima e vi orienta nel quadro delle transizioni epocali in cui siamo inseriti, per garantire la sostenibilità dell’azienda, ovvero il suo durare nel tempo generando un di più di valore?

Nell’attuale contesto competitivo del mercato dei prodotti vernicianti, proporre soluzioni tecnologiche innovative e performanti non è sufficiente per fare la differenza. La grande capacità dell’industria dei prodotti vernicianti di sviluppare costantemente nuove proposte per il mercato ha creato un’enorme disponibilità di soluzioni per gli utenti finali, una poderosa capacità di offerta che non si è accompagnata a un progressivo sviluppo di know–how della domanda. Questa consapevolezza ha condotto Lechler a unire sempre la vendita dei prodotti alla promozione e alla divulgazione del sapere scientifico e umanistico per un uso consapevole del colore e del prodotto verniciante. Un impegno mantenuto grazie a corsi di formazione erogati su questi temi presso il nostro Campus e tenendo sempre attiva la ricerca di contenuti culturali ed elementi differenziali legati al colore. Con questi presupposti è maturata la prospettiva di Lechler, dichiarata attraverso il suo pay-off “The culture of color”, una missione etica ed estetica come contributo alla responsabilità sociale.

 

Anche voi avete aderito al network Genialis, il nuovo spazio di ricerca, formazione e sperimentazione nato dal percorso compiuto in questi anni attorno alla generatività sociale. Genialis si propone di raccogliere quelle organizzazioni che, nella pluralità di obiettivi e forme di generazione del valore, desiderano amplificare il movimento generativo che è un processo che parte dalla capacità di desiderare di fare esistere qualcosa che prima non c’era, di metterla al mondo e di prendersene cura. È un movimento che richiama fortemente l’azione imprenditoriale, capace di immaginare, mobilitare e orchestrare i fattori necessari alla realizzazione della stessa. Con questo in mente, e considerando le transizioni in atto che impattano significativamente anche sul nostro Paese, qual è – o potrebbe essere – il ruolo dell’impresa italiana? E cosa potrebbe fare, secondo voi, il nuovo network di Genialis?

In assenza della politica, di una visione generale che una società si dà, il ruolo dell’impresa è fondamentale. Se il cambiamento non parte dall’impresa è difficile pensare a una forma di palingenesi. Poche imprese che si attivano e hanno successo possono avere un effetto di emulazione e di propagazione negli altri. In questo senso ogni network diventa importante, per la sua capacità di influenzare il prossimo, tanto più se focalizzato sulla proliferazione di idee “generative”.

Immagine di Patrizia Cappelletti

Patrizia Cappelletti

Ricercatrice sociale presso il Centro di Ricerca ARC (Centre for the Anthropology of Religion and Generative Studies) dell’Università Cattolica di Milano, dove da anni si occupa di generatività sociale nelle organizzazioni. Svolge attività di formazione e consulenza per soggetti pubblici e privati. Ha coordinato l'Archivio della generatività sociale e contribuito alla stesura del Rapporto Italia Generativa di Fondazione Poetica.