In un recente numero di Public Administration Review (PAR), la più importante rivista al mondo per gli studi di public administration, è stato pubblicato un articolo che affronta il tema della governance strategica del valore pubblico nelle partnership, nelle coalizioni e nelle collaborazioni multi-attoriali.
Il contributo rappresenta un passo avanti nel dibattito internazionale, perché prova a tenere insieme prospettive teoriche finora rimaste in parte separate – quella di Mark H. Moore sul Public Value e quella di Barry Bozeman sui Public Values – e ad aggiornarle alla realtà contemporanea, caratterizzata da processi collaborativi sempre più complessi e inclusivi.
Un messaggio chiave che emerge è che i processi amministrativi non creano valore pubblico di per sé. Possono rappresentare strumenti utili, ma diventano realmente generatori di valore solo se inseriti in una visione strategica, capace di andare oltre l’adempimento procedurale. Il rischio, altrimenti, è che la macchina amministrativa si riduca a un insieme di meccanismi autoreferenziali, senza produrre un impatto reale sulla società. La governance strategica del valore pubblico implica invece la capacità di connettere regole e procedure a finalità collettive più ampie, trasformando gli strumenti amministrativi in leve di generatività e innovazione.
Da qui deriva anche un cambio di paradigma nella valutazione della performance delle amministrazioni. Non basta più limitarsi a misurare il numero di prestazioni erogate, i tempi di risposta o i costi sostenuti. Occorre interrogarsi su quali valori pubblici vengano realmente promossi: equità, inclusione, sostenibilità, giustizia sociale. Pensiamo agli ospedali: se li valutassimo non solo sulla base dell’efficienza economica o dei tempi di attesa, ma anche sulla loro capacità di ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure, cambierebbero radicalmente le priorità di finanziamento e l’orientamento delle politiche pubbliche.
Il valore pubblico, inoltre, non è creato soltanto dalla pubblica amministrazione. Imprese, organizzazioni del terzo settore, comunità locali e cittadini stessi possono partecipare a questo processo. Le scelte strategiche delle imprese, l’impegno delle associazioni civiche e i comportamenti quotidiani dei cittadini incidono tutti sul livello di valore pubblico che una società riesce a generare. La governance va quindi intesa come un ecosistema relazionale in cui ogni attore ha una parte di responsabilità.
L’articolo pubblicato su PAR offre i risultati di una revisione sistematica della letteratura empirica sulla creazione di valore pubblico in contesti collaborativi. Due le domande guida: come generano valore le collaborazioni multi-attoriali e quali tipi di valore producono? La ricerca ha analizzato 59 studi e ha individuato dodici componenti strategiche della governance del valore pubblico, legate al coinvolgimento degli attori, alle capacità operative e al contesto istituzionale. Il framework proposto distingue tra valori strumentali (legati ai processi, come la legittimità procedurale, la fiducia e la coesione sociale) e valori primari (legati agli esiti, come efficacia, equità, efficienza e capacità di problem solving). L’integrazione tra queste due dimensioni consente di unificare le visioni di Moore e Bozeman in un approccio coerente, definito Public Value(s) Governance.
Il concetto di generatività sociale, sviluppato da Mauro Magatti, arricchisce questa prospettiva. Generare significa non solo “fare”, ma creare nuove possibilità, costruire legami e innovazioni che abbiano senso e durata nel tempo. È un approccio che mette al centro la capacità delle comunità di “far nascere” futuro attraverso azioni condivise, responsabili e orientate al bene comune. In questo senso, la governance strategica del valore pubblico e la generatività sociale convergono: entrambe pongono l’accento sul carattere relazionale e trasformativo dell’azione collettiva. Non basta garantire procedure corrette o risultati immediati; occorre generare processi che, nel tempo, producano nuova vita sociale, equità, fiducia e coesione.
Governance strategica del valore pubblico e generatività sociale offrono dunque lenti complementari per affrontare le grandi transizioni del nostro tempo – ambientale, digitale, demografica. Esse ci ricordano che il valore pubblico non è un fatto statico o tecnocratico, ma un processo dinamico, che nasce dall’incontro tra attori diversi e dal loro impegno generativo. La sfida non è solo amministrare meglio, ma governare generando: attivare ecosistemi collaborativi che diano vita a valori condivisi, capaci di orientare la società verso orizzonti di giustizia, inclusione e sostenibilità.
Un messaggio chiave che emerge è che i processi amministrativi non creano valore pubblico di per sé. Possono rappresentare strumenti utili, ma diventano realmente generatori di valore solo se inseriti in una visione strategica, capace di andare oltre l’adempimento procedurale. Il rischio, altrimenti, è che la macchina amministrativa si riduca a un insieme di meccanismi autoreferenziali, senza produrre un impatto reale sulla società. La governance strategica del valore pubblico implica invece la capacità di connettere regole e procedure a finalità collettive più ampie, trasformando gli strumenti amministrativi in leve di generatività e innovazione.
Da qui deriva anche un cambio di paradigma nella valutazione della performance delle amministrazioni. Non basta più limitarsi a misurare il numero di prestazioni erogate, i tempi di risposta o i costi sostenuti. Occorre interrogarsi su quali valori pubblici vengano realmente promossi: equità, inclusione, sostenibilità, giustizia sociale. Pensiamo agli ospedali: se li valutassimo non solo sulla base dell’efficienza economica o dei tempi di attesa, ma anche sulla loro capacità di ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure, cambierebbero radicalmente le priorità di finanziamento e l’orientamento delle politiche pubbliche.
Il valore pubblico, inoltre, non è creato soltanto dalla pubblica amministrazione. Imprese, organizzazioni del terzo settore, comunità locali e cittadini stessi possono partecipare a questo processo. Le scelte strategiche delle imprese, l’impegno delle associazioni civiche e i comportamenti quotidiani dei cittadini incidono tutti sul livello di valore pubblico che una società riesce a generare. La governance va quindi intesa come un ecosistema relazionale in cui ogni attore ha una parte di responsabilità.
L’articolo pubblicato su PAR offre i risultati di una revisione sistematica della letteratura empirica sulla creazione di valore pubblico in contesti collaborativi. Due le domande guida: come generano valore le collaborazioni multi-attoriali e quali tipi di valore producono? La ricerca ha analizzato 59 studi e ha individuato dodici componenti strategiche della governance del valore pubblico, legate al coinvolgimento degli attori, alle capacità operative e al contesto istituzionale. Il framework proposto distingue tra valori strumentali (legati ai processi, come la legittimità procedurale, la fiducia e la coesione sociale) e valori primari (legati agli esiti, come efficacia, equità, efficienza e capacità di problem solving). L’integrazione tra queste due dimensioni consente di unificare le visioni di Moore e Bozeman in un approccio coerente, definito Public Value(s) Governance.
Il concetto di generatività sociale, sviluppato da Mauro Magatti, arricchisce questa prospettiva. Generare significa non solo “fare”, ma creare nuove possibilità, costruire legami e innovazioni che abbiano senso e durata nel tempo. È un approccio che mette al centro la capacità delle comunità di “far nascere” futuro attraverso azioni condivise, responsabili e orientate al bene comune. In questo senso, la governance strategica del valore pubblico e la generatività sociale convergono: entrambe pongono l’accento sul carattere relazionale e trasformativo dell’azione collettiva. Non basta garantire procedure corrette o risultati immediati; occorre generare processi che, nel tempo, producano nuova vita sociale, equità, fiducia e coesione.
Governance strategica del valore pubblico e generatività sociale offrono dunque lenti complementari per affrontare le grandi transizioni del nostro tempo – ambientale, digitale, demografica. Esse ci ricordano che il valore pubblico non è un fatto statico o tecnocratico, ma un processo dinamico, che nasce dall’incontro tra attori diversi e dal loro impegno generativo. La sfida non è solo amministrare meglio, ma governare generando: attivare ecosistemi collaborativi che diano vita a valori condivisi, capaci di orientare la società verso orizzonti di giustizia, inclusione e sostenibilità.
