ECOSISTEMA

Generavivo:

l'abitare generativo fondato su fiducia e condivisione

Vi è mai capitato di incrociare sotto casa un vostro vicino, vederlo abbassare lo sguardo senza un saluto, per poi ritrovarlo all’assemblea di condominio a litigare per futili questioni? Sarebbero molti gli aneddoti in grado di dare evidenza dell’isolamento in cui viviamo, appartati in alloggi difesi da porte blindate e sistemi di sicurezza all’avanguardia studiati per separare “ciò che sta dentro” da ciò che “deve rimanere fuori”. Si tratta dell’esito di decenni in cui la casa, da nido per la famiglia e nodo di un’articolata rete di relazioni, è stata ridotta a prodotto di mercato: lo sguardo al valore dell’investimento, alle opportunità di plusvalenza in una futura rivendita, è prevalso rispetto alla centralità del luogo dove poter sviluppare tratti di vita, reti di prossimità.

Per rileggere il modello casa-bene-oggetto, le iniziative Generavivo mettono al centro dell’abitare la proposta di relazioni autenticamente umane.  Lo fanno attraverso progetti fondati su fiducia, trasparenza, collaborazione, con la consapevolezza che questi valori non sono il punto di partenza, ma il punto di arrivo di un percorso. In altri termini, la proposta di Generavivo è di un abitare in grado di sviluppare beni relazionali (M. Nussbaum, P. Donati, B. Gui, S. Zamagni, L. Bruni): beni immateriali, che si generano e consumano solo in presenza di una relazione, che rappresenta l’aspetto arricchente ma non “pretendibile” nell’esecuzione di un contratto. Per fare questo, i potenziali soci sono da subito coinvolti nella visione secondo cui nessun sistema di regole, nessun contratto – di acquisto, di locazione – per quanto dettagliato e approfondito, sia garanzia di vicini gradevoli o che non genereranno esternalità negative. Sin dal primo incontro, viene condiviso con i futuri abitanti il fondamento antropologico del progetto: per sviluppare relazioni che vadano oltre le forme, che permettano di costruire legami forti, di fiducia solida, è richiesto di sperimentare, vivere relazioni trasparenti, dialogiche, di scambio – intrinsecamente rischiose – con il “diverso da me”. Questo obiettivo richiede tempo per progettare, desiderare, dare vita insieme alla comunità tra vicini, allo stile di relazioni che si desidera realizzare e godere; richiede tempo per sviluppare amicizia e condivisione, tempo per fare emergere e dare spazio alle divergenze, tempo per stare nello scontro e nella frustrazione, tempo per donare e per-donare, nella consapevolezza che nessun “leviatano” contrattuale interverrà per sottrarre quote di responsabilità di ciascuno. Un abitare generativo, una comunità pienamente umana e dunque imperfetta, fragile, di cui ciascuno è co-responsabile della quotidiana manutenzione: non è una favola a lieto fine, ma una costruzione del quotidiano. Il metodo proposto è differente dal mero acquisto di un immobile perché richiede di contribuire a generare – e manutenere – un bene comune, che può prendere le forme del condividere, organizzare, co-gestire spazi e aree aperte al quartiere; richiede di definire e ri-definire, di volta in volta, la prossemica e i confini di senso, senza la certezza matematica di un risultato aderente alle aspettative. 

Mangiare Insieme

Questo modo di intendere l’abitare di vicinato, che chiamiamo “generativo”, si fonda su una cura condivisa, per non sovraccaricare qualcuno o trascurare altri, per evitare il rischio di “sovra consumo” del bene comune tipico della “tragedia dei commons” (Hardin); offre, al tempo stesso, l’opportunità che colui che è “altro da me”, possa essere per me – e io per lui – “prossimo”, sostegno nella quotidianità, occasione di crescita, opportunità di confronto.

A Bergamo, in via Guerrazzi, un gruppo di circa 50 famiglie ha risposto con passione e coraggio a questa sfida, diventando protagonista del progetto proposto dalla cooperativa Abitare Condividere: i futuri abitanti sono diventati soci, hanno prenotato la propria casa, sono diventati protagonisti della costruzione condivisa del proprio futuro.

Il focolare domestico, luogo di intimità familiare, diventa ponte per mettersi in contatto con ciò sta fuori dalle mura di casa e si riconnette alle dimensioni del lavoro, della cura, dell’educazione, della cultura. Con questo sguardo, gli spazi comuni all’interno dell’iniziativa divengono occasioni di incontro e di scambio – anche con il quartiere e la città – e opportunità per condividere semplici gesti di reciprocità. Una cucina comune per pranzi e cene conviviali, uno spazio studio-lavoro, una palestra per attività di benessere psico-fisico, un’area dedicata ai più piccoli, un deposito per gruppi di acquisto solidale, un ambulatorio medico-infermieristico: presidi di condivisione, custoditi dagli abitanti e aperti a tutti, secondo regole comuni, attraverso un percorso in cui si “responsabilizzano i desideri” (J. Dotti).

Lavoro di gruppo

Oggi, a Bergamo, la costruzione delle abitazioni è quasi a metà strada, ma ben prima che il cantiere muovesse il primo passo, gli abitanti hanno iniziato un percorso di conoscenza, dialogo, condivisione, articolato su incontri dedicati a rendere concreta la fiducia, la partecipazione e il protagonismo attivo, partendo dai propri desideri, nel rispetto di quelli degli altri.

Accompagnati da attivatori sociali, esperti di relazione, progettisti, gli abitanti di Generavivo Bergamo hanno a lungo lavorato sulla preparazione alla vita di vicinato generativo: hanno individuato i valori portanti che orienteranno e guideranno la vita del luogo, identificati in “libertà”, “partecipazione”, “accoglienza”, “cura per l’ambiente” e fisicamente cementati nelle fondamenta della costruzione attraverso un momento collettivo dall’elevato valore simbolico; hanno discusso e scelto la conformazione e destinazione degli spazi condivisi al chiuso e all’aperto; hanno lavorato sui modelli di gestione di aree comuni e attività che vi si potranno realizzare. Idee, proposte e iniziative sono state frutto del contributo attivo di molte persone. 

Lavoro di gruppo

La cooperativa edilizia è diventata lo strumento e l’alleato per superare le asimmetrie informative (M. Spence, J. Stieglitz, G. Akerlof), per evitare il “market for lemons” (G. Akerlof) del mercato tradizionale, in cui, tipicamente, il costruttore ha una leva di vantaggio di informazioni, conoscenza e competenze, che può utilizzare a proprio favore rispetto all’acquirente, lato debole della contrattazione. L’astrazione della persona giuridica ha preso vita reale grazie ai soci, ai futuri abitanti; il reiterarsi di incontri, dialoghi, sintonie e distonie, guidato e accompagnato, la ha resa un organismo vivente, in cui i diversi punti di vista hanno trovato diritto di asilo e ascolto, le posizioni diverse sono state accolte, riprese, contestualizzate, per ricercare una composizione. 

La trasparenza si concretizza anche attraverso una reale governance condivisa: la cooperativa edilizia da quasi due anni vede cinque abitanti (4 persone fisiche, una rappresentante di persona giuridica) avere la maggioranza degli 8 seggi nel suo consiglio di amministrazione; vede i suoi abitanti-consiglieri attivare processi, gestire ruoli di responsabilità crescenti, prendere decisioni complesse, rappresentare il gruppo di abitanti nell’analisi e nella valutazione di aspetti chiave del futuro dell’iniziativa. L’assemblea dei soci è il reale spazio di confronto e discussione tra tutti i partecipanti.

 

Nell’iniziativa di Generavivo Bergamo non sono mancati ostacoli e imprevisti. Gli abitanti hanno affrontato riunioni allargate in cui il tema all’ordine del giorno era il riverbero sulle proprie tasche dell’aumento dei costi delle materie prime e delle complessità legate ad autorizzazioni, pratiche, garanzie, finanza; hanno provato sulla propria pelle il vuoto lasciato da chi ha fatto un pezzo di strada e ha poi lasciato il gruppo; hanno via via allargato il cerchio per accogliere tanti nuovi compagni di viaggio. Con un mutualismo che rimanda ai “pionieri di Rochdale” di due secoli fa, hanno partecipato e realizzato un sistema di finanziamento in cui ciascuno ha contribuito secondo le proprie possibilità, rendendo disponibile una provvista di liquidità che ha permesso di affrontare l’attesa dei tempi delle banche, le fasi più difficili dell’avvio dei lavori. Alcune persone, mediamente di età più anziana, così come persone mature e giovani, hanno versato alla cooperativa una quota di prestito soci superiore alla media statistica, in libertà e senza garanzie di alcun beneficio, consentendo così al progetto – proprio e di tutti – di vedere la luce e prendere forma. 

La cooperativa sociale Namasté, tra i fondatori dell’iniziativa, a sua volta ha reso possibile superare una prima – altrimenti insormontabile – questione: quella della liquidità per acquisire il terreno. Lo spazio su cui sorgerà Generavivo Bergamo era un terreno di sua proprietà, ingombrato da un’immobile semidiroccato e ora abbattuto: attraverso un articolato processo che ha coinvolto il Comune di Bergamo, da fine 2022 il terreno è entrato giuridicamente nella disponibilità di Abitare Condividere, senza che si prevedesse un’immediata liquidazione monetaria, in quel momento impraticabile. La fiducia, la fides che tiene insieme le persone solo se ci sono scambi e relazioni: nell’etimo, quella corda di liuto che deve sempre essere ben tesa per dare il giusto suono, anche in questo caso ha preso una forma molto concreta, quella della permuta, attraverso cui la cooperativa Namasté riceverà solo a fine lavori il valore equivalente al suo terreno, in forma di unità abitative dove realizzare le proprie attività statutarie.

Il sentimento di forte fiducia costruito nel tempo tra gli sviluppatori dell’iniziativa e i futuri abitanti, i movimenti di supporto reciproco tra i partecipanti, la capacità di tenuta del gruppo di fronte alle difficoltà, sono probabilmente la conferma del potenziale generativo e del valore dei progetti Generavivo: questo mix di ingredienti sta reggendo alla sfida di rendere possibili, economicamente e finanziariamente, imprese altrimenti impraticabili secondo i criteri di mercato. Per questo progetto e altri che seguiranno, capaci di generare condivisione, reciprocità, mutualità, sarà sempre più stimolante trovare metriche in grado di dare piena misura dell’equilibrio, in costante evoluzione, tra “senso” e mercato, valori e valore economico, immateriale e materiale.

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Chiara Nogarotto

sociologa, coordinatrice della funzione marketing e comunicazione, coordinatrice di progetto nella funzione di community design per È.one abitarègenerativo S.r.l. Sociologa, si è laureata in Scienze sociali e organizzative e in Politiche pubbliche presso l’Università Cattolica di Milano. 

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Matteo Sana

direttore Sviluppo e Innovazione Sociale in È.one abitarègenerativo S.r.l. Alla presidenza di Abitare Condividere Coop. Edilizia, sta guidando la progettazione e realizzazione condivisa dell’iniziativa di abitare generativo Generavivo Bergamo via Guerrazzi.

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Ivan Vitali

Direttore Amministrazione-Finanza-Controllo in È.one abitarègenerativo S.r.l. si occupa di amministrazione, finanza e controllo e di consulenza e sviluppo di progetti sociali con enti no profit e for profit.