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Irene si laurea in Cooperazione Internazionale e Sviluppo all’Università Cattolica di Milano, inizia un’esperienza in Sicilia come Project Manager nei centri di accoglienza SAI e CAS progettando attività per i Paesi Senegal e Gambia. Dopo un periodo in Senegal torna in Italia a Milano e inizia il bellissimo viaggio con Il Cielo Itinerante, per il quale coordina e cura i progetti su tutto il territorio italiano.
Il Cielo Itinerante è un’associazione italiana non-profit fondata nel 2021 da Ersilia Vaudo, Alessia Mosca, Giovanna Dell’Erba con l’obiettivo di “portare il cielo dove non arriva”. Con un pulmino carico di esperimenti e telescopi, Il Cielo Itinerante offre a bambini e bambine che vivono in zone che presentano divari educativi la possibilità di una inedita esposizione alle meraviglie della scienza e dello Spazio.
L’Associazione considera la comprensione del linguaggio della matematica e della scienza, condizione essenziale per una società inclusiva e di pari opportunità.

Come nasce questa esperienza?
Il Cielo Itinerante nasce nel 2021 su iniziativa di Ersilia Vaudo, astrofisica dell’Agenzia spaziale Europa, Alessia Mosca, docente universitaria ed ex-europarlamentare, e Giovanna Dell’Erba, notaio. Durante il Covid, le tre amiche scambiano riflessioni preoccupate davanti ai dati INVALSI che denunciano un ritardo importante (a cui corrisponde anche un altrettanto significativo gender gap) nelle materie STEM da parte degli studenti italiani rispetto ai coetanei europei.
Decidono così di fondare un’associazione, ispirate da una scienziata kenyota, Suzanne Murabane, che visita i villaggi del suo paese con un telescopio per permettere ai bambini di osservare le stelle. Anche noi oggi abbiamo un furgoncino che gira l’Italia per proporre laboratori STEM e osservare la volta celeste. Il nostro motto è “Portare il cielo dove non arriva”.

Ciò che proponete ai bambini è di alzare lo sguardo ed aprirsi alla meraviglia di un infinito ancora tutto da scoprire, per suscitare in loro il desiderio di essere parte di questa appassionante esplorazione!
Esattamente! La bellezza di guardare le stelle ha ispirato astrofisici ed astronomi a scoprire il nuovo. È quello che speriamo di fare anche noi con le nostre attività: suscitare in questi ragazzi il desiderio di guardare oltre, di immaginare un futuro diverso per loro stessi, o, semplicemente, di lasciarsi ispirare! Il nostro target sono bambini che spesso si trovano in situazioni di disagio socioeconomico o in condizioni di povertà educativa. Sono ragazzi che non riescono a pensare di poter fare qualcosa di straordinario nella loro vita! Il nostro compito è anche quello di dire loro: Tutto è fattibile! Anche voi lo potete fare!
Devo dire che qui sono stati fondamentali i messaggi lanciati ai nostri bambini da Samantha Cristoforetti: tutti possono fare l’astronauta!

Come si svolgono i vostri incontri?
Fortunatamente, come associazione no-profit siamo sostenuti economicamente da tante realtà. Tra queste c’è la Fondazione Italia Patria della Bellezza. Questo ci permette di girare il Paese e raggiungere le periferie delle grandi città o le aree interne dell’entroterra appenninico o delle isole. Al momento abbiamo due progetti. Il primo si chiama Italia brilla e consiste in un tour annuale del nostro pulmino in tutta Italia. Siamo ospitati da enti del terzo settore che si occupano di bambini che vivono una qualche situazione di fragilità educativa o socioeconomica. Sono proprio questi i bambini che cerchiamo. Cosa proponiamo nelle nostre tappe? Alle 17 apriamo uno dei nostri laboratori incentrati sulla scienza e sullo spazio: insieme cuciniamo una cometa o costruiamo e lanciamo un razzo con l’acqua, o mettiamo i ragazzi alla prova con gli stessi esercizi che fanno gli astronauti nello spazio! Questo fino alle 20. Poi si cena insieme con una pizza! È sempre un momento molto bello di grande convivialità. I bambini sono tanto emozionati, perché raramente sperimentano momenti come questi. Dalle 21 alle 22 osserviamo la luna, i pianeti, talvolta le galassie lontane… Abbiamo un telescopio che ci permette di vedere lontanissimo. È tutto molto affascinante.
Con il secondo progetto, di cui Fondazione CDP è main partner, e che è stato realizzato grazie al supporto di Fondazione Bulgari, Fondazione Bracco e Iliad, abbiamo portato in Italia il metodo YOUCUBED proposto dalla professoressa Jo Boaler dell’Università di Standford per insegnare la matematica ai bambini in un modo diverso da come viene fatto attualmente nelle nostre scuole. Noi le abbiamo scritto e lei ci ha prima risposto. Poi, con una collega, ci raggiunto in Italia, a Napoli, per insegnare questo metodo a 30 laureandi da noi selezionati. Dopo 4 gg di workshop, i nostri giovani si sono sparsi nelle periferie di Napoli, Milano e Roma, in alcuni tra quartieri più difficili di Italia, come Forcella, San Giovanni a Teduccio, Ponticelli, San Carlo all’Arena, Giambellino e Tor Bella Monaca. I nostri formatori sono andati in questi quartieri appoggiandosi ad alcune associazioni e organizzato dei camp di 4 settimane sulla matematica. Noi avevamo qualche timore… “I ragazzi non vanno volentieri a scuola. In più, non amano la matematica!”, ci dicevamo. Invece, siamo riusciti a coinvolgere i ragazzi d’estate per imparare la matematica! È stata una piccola scintilla di una grande rivoluzione!

Cosa avete visto succedere?
Alla fine di ogni progetto conduciamo alcune analisi di impatto con IPSOS. I dati ci dicono che, mentre prima del nostro intervento i ragazzi pensano che, per avere successo in matematica o nelle scienze, bisogna avere intelligenza ed essere portati, dopo le nostre attività gli stessi ragazzi affermano che ci vuole passione. Ci pare un cambiamento importante! Purtroppo, i ragazzi vedono la matematica come un muro, qualcosa che li fa sentire a disagio, ma hanno scoperto che, con i giusti strumenti, è possibile considerarla una opportunità per credere in loro stessi. Questo è bellissimo! Condivido un ricordo a me caro. All’inizio di un camp abbiamo chiesto ad alcuni bambini: “Cosa è la matematica per te?” Loro ci hanno risposto “Beh, sono numeri… Alcuni sono primi, altri sono pari e dispari…” Tutto qui. Alla fine dell’esperienza, un bambino è venuto da noi e ci ha detto “La matematica può essere uno strumento per cambiare il mondo!”









Ci fai un esempio delle attività che proponete?
Proponiamo cose molto semplici. Una delle attività è avere una corda legata alla estremità creare delle figure geometriche. Oppure attraverso la moltiplicazione del 4, trovare altri numeri. È straordinario vedere l’effetto positivo di un approccio diverso alla matematica! Molti ragazzi continuano a ragionarci e ritornano da noi il giorno seguente dicendo: “Ma lo sai che ci ho pensato tutto il giorno! Ho capito che…”

Una azione importante, la vostra, considerato che i dati relativi al nostro Paese sono preoccupanti. La vostra esperienza vi ha portato a sviluppare qualche indicazione per le istituzioni scolastiche o per coloro che disegnano le policy pubbliche?
Le nostre fondatrici si pronunciano molto su questi temi con l’obiettivo di sensibilizzare la sfera istituzionale. Sul tema policy ci stiamo lavorando. In questi tre anni l’associazione è cresciuta tantissimo, anche oltre quanto sperato, e abbiamo ampliato le nostre attività. Ora vorremmo fare un salto in avanti per andare a rispondere a quanti – genitori in primis – ci domandano: “Ma cosa possiamo fare per migliorare le cose?” Sarà questa la nostra direzione di lavoro e di impegno.
