VIE

UPSKILL 4.0: Generatività e design thinking a sostegno delle imprese

Generare benessere e crescita del territorio attraverso la formazione e la diffusione di competenze innovative, ponendo un forte accento sull’intersoggettività: questi gli obiettivi di Upskill 4.0, società Benefit e spin-off dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, realtà che nasce nel 2019 col preciso scopo di fornire ad aziende, associazioni di impresa ed enti locali una nuova metodologia operativa. L’operato di Upskill nasce dal progetto ITS 4.0, programma finalizzato all’avvicinamento delle scuole professionali al mondo del lavoro attraverso l’impiego delle più moderne tecnologie, dalla sensoristica avanzata alla realtà virtuale aumentata, e formando gli studenti alla progettazione e all’utilizzo pratico di strumenti all’avanguardia.

La digitalizzazione e l’ammodernamento dei sistemi operativi, ormai lo si può dire aldilà di ogni retorica, non rappresenta più una “nuova frontiera” del panorama produttivo e lavorativo, ma è una concreta espressione delle necessità del presente, una sfida che porta con sé un bisogno di formazione sempre crescente. Questa presenza nell’ambito education ha poi portato, come raccontato dalla Direttrice generale Selena Brocca, ad estendere la proposta anche alle imprese, ad oggi ha sedi in tutto lo Stivale e punta ad estendere i propri servizi anche all’estero, seguendo l’approccio del design thinking, fondamento ideologico e punto di partenza di ogni iniziativa di Upskill.

Il design thinking è una metodologia gestionale innovativa nata nei primi anni duemila e inizialmente impiegata da agenzie e studi di design, col tempo la sua diffusione è diventata capillare e sta permeando i settori più disparati, dall’industria produttiva alle grande aziende tech, passando per la moda  e l’artigianato. Il fulcro di questo approccio è la valorizzazione dell’individualità, delle abilità del singolo e dei vari skillset presenti all’interno delle imprese, ponendo le competenze umane al centro dell’azione.

Un altro elemento distintivo è la promozione di nuovi spazi creativi, nuove tecniche e competenze che non si limitino a ottimizzare le risorse già esistenti, ma che favoriscano la nascita di soluzioni inedite. Il design thinking è infatti un metodo intrinsecamente generativo, poiché non riguardante soltanto la nascita di nuove realtà, ma in quanto strumento di implementazione sociale, una forma di attivazione verso modelli di sviluppo più sostenibili, responsabili e interdipendenti.

Così, spaziando dall’ambito del fashion alla robotica, Upskill 4.0 opera attraverso le sue diverse sedi, la logica è far sì che questi slanci tecnologici siano dei mezzi integrativi, atti dunque a facilitare e migliorare la performance, supporti che si pongano al servizio dell’individuo e non semplici tecniche sostitutive del capitale umano e delle competenze cosiddette “tradizionali”. Le criticità della contemporaneità, su tutte le questioni legate alla sostenibilità e alla qualità di vita, non possono infatti ricevere risposta dalla sola tecnoeconomia e, anche si rende necessario un rinnovamento operativo, è forse ancor più importante che a capo di ogni progetto vi sia uno slancio culturale, una propulsione basata sull’interazione generativa e su uno sguardo diverso al “fare impresa” in grado di promuovere, e questo è un altro caposaldo di Upskill, l’incontro tra diverse generazioni. In questo senso il modus operandi di Upskill trova fondamento nella stessa esistenza vivente, dividendosi in cinque fasi distinte. Vi è innanzitutto, riprendendo di nuovo Selena Brocca, un’ iniziale momento interlocutorio basato sull’ empatia, caratterizzato cioè dall’ascolto delle necessità delle singole realtà. Questo periodo di rilevazione di informazioni, ambizioni e stati d’animo dei vari soggetti è cruciale per raccogliere i bisogni espressi e inespressi dell’utente. Vi è poi un periodo di definizione del progetto, seguito dalla fase di ideazione e dalla conseguente prototipazione del modello, ultimata da test e valutazioni conclusive.

Un’altra caratteristica dell’operato di Upskill è senza dubbio il presupposto dell’intersoggettività, ovverosia il coinvolgimento di un ampio spettro di individui, soggetti e realtà in un continuo scambio di skills, nel quadro di una mobilitazione collettiva. Non è raro che le azioni di consulenza alle imprese si limitino al caso singolo, a un progetto a termine che, per sua stessa natura, non contribuisce alla creazione di un iter generativo, un circolo virtuoso che riesca a protrarsi nel tempo invece di esaurirsi al termine della singola proposta. L’agire di Upskill assume la qualità della metastabilità, requisito tipico della generatività sociale, i rapporti costruiti attraverso i vari interventi a sostegno delle imprese non sono rigidamente stabili o istituzionalizzati, lo scopo è infatti fornire le competenze richieste e lasciare che le diverse realtà riescano a svilupparle in maniera indipendente. Tuttavia vi è un’interazione dinamica, in grado di cambiare forma in medias res, di trovare nuove identità e metodi operativi in corso d’opera, favorendo una continua evoluzione attraverso una presenza alternata, un percorso di creazione congiunta, frutto di una visione condivisa, una sorta di “acceleratore per imprese”, citando nuovamente Brocca.

Non si può pensare che le nuove generazioni si rifacciano a schemi tecnici e produttivi superati e, sebbene il rapporto con la tradizione sia importante, è fondamentale instaurare una relazione che tende al futuro. Concretamente Upskill 4.0 propone un percorso articolato in sette passaggi ben distinti, linee guida che, è bene specificarlo, non sono statiche, ma mirano ad essere adattabili alla singola realtà. In primo luogo vi è la fase di scouting, regolata dalla già citata “empatia”, elemento fondativo della generazione congiunta. Seguono la definizione delle sfide progettuali (problem framing) e la creazione dei team di lavoro, l’effettivo sviluppo del piano operativo è il passo successivo. Il coordinamento del team di Upskill è una presenza costante, fino all’approdo al risultato finale, momento che porta alla presentazione del progetto ultimato e, infine, a un periodo in cui si verifica l’effettivo impatto dell’intervento attraverso incontri di follow-up e interviste per la continuazione dei progetti.

Abbiamo chiesto al team di Upskill 4.0 di raccontarci un’esperienza emblematica, in grado di riassumere le potenzialità del design thinking applicato all’impresa. In un progetto che ha unito avanguardia e artigianalità, Upskill 4.0 ha collaborato con Officina Dario Pegoretti, storica realtà veronese celebre in Italia ed estremamente popolare anche all’estero, grazie alla produzione artigianale di telai di biciclette su misura realizzati a mano. In stretta connessione con la fondazione ITS Maker di Verona, gli studenti dell’istituto hanno affiancato i tecnici più esperti, realizzando un casco “intelligente” che supportasse l’artigiano durante il processo di saldatura. Il casco è progettato per assistere l’operatore indicando l’intensità di corrente da applicare durante le varie fasi di lavoro, è effettivamente uno strumento che può rendere replicabile la manualità di un artigiano, frutto di anni di esperienza.

La maschera per saldatura, chiamata Traditional Welding Pegoretti, è stata ideata e realizzata proprio dagli studenti dell’ITS Maker, con la supervisione del team Upskill e della project manager Sofia Ressia. Lo strumento è dotato di sensori ottici e termici in grado di offrire una visuale “smart” al saldatore, mostrandogli precisamente dove e come effettuare la saldatura sul telaio tramite segni grafici e cromatici che appaiono direttamente sul display della maschera. Insomma, il casco riproduce una sorta di realtà immersiva, dimostrando che i possibili impieghi di questa nuova frontiera tecnologica non sono meramente ludici o legati all’intrattenimento, ma pratici e applicabili a precise tecniche produttive. Questo tipo di supporti, le cui applicazioni potenziali spaziano dal mondo del gaming all’ ambito industriale e perfino al campo medico, hanno inoltre il pregio di superare gli ovvi limiti della trasmissione generazionale del sapere. Se le nozioni di un artigiano sono solitamente circoscritte alla cerchia degli apprendisti di bottega, l’introduzione di nuove tecnologie potrebbe invece favorire una diffusione più ampia e immediata di certe pratiche manuali, generando nuove opportunità per i lavoratori e agevolando le realtà imprenditoriali.

L’intervento ha dunque confermato l’utilità di avvicinare tradizione e novità, creando un ponte tra know-how artigianale e tecnologie all’avanguardia e affiancando diverse generazioni. L’intelligenza artificiale e le esperienze di virtual reality sono al centro di un acceso dibattito, accademico e non, che spesso associa il loro impiego su scala a una de-umanizzazione del lavoro o perfino all’astrazione dalla realtà. Percorsi formativi come questo dimostrano che chi decide di investire sull’intelligenza artificiale come supporto a quella vivente si riunisce in un’organizzazione che opera nel quadro della generatività, rendere “ripetibile” la conoscenza teorica e pratica non sostituisce di fatto le abilità umane, anzi le arricchisce, generando valore sociale e alimentando il dialogo tra generazioni. 

 

A differenza del solo “produrre”, generare significa originare valore consentendo all’alterità di realizzarsi e liberarsi, in un percorso di reciprocità e dinamismo che sembra così ben riassunto da realtà come Upskill 4.0.

 
Immagine di Giacomo Checchin

Giacomo Checchin

Ricercatore dottorando in Sociologia, collabora col Centro di Ricerca ARC (Centre for the Anthropology of Religion and Generative Studies) dell'Università Cattolica. È educatore abilitato e redattore dei Quaderni Genialis di Fondazione Poetica. Si occupa di temi legati alla performance e alla mediazione digitale nel mondo giovanile. Con Fondazione Poetica opera nel quadro di percorsi di ricerca secondo il modello ricerca-formazione-azione.